lunedì 12 ottobre 2026

Corpo, percezione e relazione: una rilettura ipotetica della Vegetoterapia


 

Le prove disponibili sono purtroppo ancora preliminari e l’Energia Orgonica postulata da Reich non è ancora stata riconosciuta come entità fisica verificata. Ciononostante la proposta di Reich diventa sempre più attuale e sempre più pressante si rivela la domanda implicita sottesa alle diverse, e ormai tante, terapie energetiche. Si va da quella più ‘scientificamente’ tollerate (Magnetoterapia, Cromopuntura e terapia della luce, Terapie con Ultrasuoni e vibrazioni, Terapia Laser, ecc.) a quelle con una maggiore dipendenza esoterica e orientaleggianti (Reiki, Pranoterapia, Agopuntura e Digitopressione, Qi Gong e Thai Chi,  Tocco Terapeutico).

In tutti gli anni trascorsi dalla sua prima formulazione, l’ipotesi dell’EO per alcuni è servita a interrogare l’unità tra processi corporei, affettivi e relazionali; per altri  versi ha aperto la strada a una deriva commerciale e terapeutica basata su accumulatori orgonici (coperte, scatole, cuscini), i cui presunti benefici non hanno mai superato il vaglio del metodo scientifico o dell'effetto placebo.

Il tema della natura della psicoterapia, anche quando lo si vuole ridurre ad una controversia interna alla vegetoterapia, si articola in pochi e semplici punti di natura però fondamentale: la riduzione della sofferenza psicologica a un mero blocco o deficit di "energia fisica" (o biologica) da ricaricare, o sbloccare meccanicamente attraverso uno strumento (come una coperta o una camera orgonica), rivelerebbe il paradosso di eliminare l’aspetto psicologico, relazionale e simbolico della mente umana. In tal caso la psicoterapia cesserebbe di essere tale e si trasformerebbe in una sorta di "fisioterapia energetica" o, peggio, in una pratica puramente meccanicistica. Così verrebbero negati costrutti fondamentali della psicologia e si perderebbe la complessità del trauma, del linguaggio, dei conflitti e dei pattern relazionali. L’individuo verrebbe ridotto a un “accumulatore” da riparare. Magari questa visione dell’essere umano oggi sarebbe anche in linea con l’emancipazione tecnologica ma certamente non renderebbe giustizia allo spirito che lo vive.

Inoltre c’è tutta una tradizione corporea, che da Reich ebbe origine, che ha dovuto compiere una notevole evoluzione  per sgusciare dalle maglie fisicaliste. Per esempio Lowen che, volendo mantenere il concetto di energia, lo ricondusse a dinamiche biologiche, chimiche e psicologiche (respirazione, tensione muscolare cronica, grounding) dove l’energia non è più un fluido cosmico invisibile, ma la vitalità biologica legata al corpo e all’espressione delle emozioni. Ma ancora più incisivo Dragotto, nell’ambito della Vegetoterapia, coglie nel costrutto dei “campi vibrazionali” gli aspetti interagenti del contatto terapeutico.

Ma ci sono anche altri modelli che, pur derivati dalla concezione energetica classica, guardano all’integrazione corporea; magari non per supposti campi energetici ma utilizzano il concetto di energia in modo metaforico, o strettamente fisiologico (regolazione del sistema nervoso autonomo, attivazione dei sistemi simpatico e parasimpatico), come la Psicoterapia Sensomotoria.

Crediamo che la psicoterapia sia costituita necessariamente di parola; d’interazione tra terapeuta e paziente con la loro elaborazione dei significati e la presa di coscienza di quello che significano per loro come coppia e per ognuno di loro, come elementi differenzianti reciprocamente la relazione. Perciò quegli approcci che immaginano di poter guarire la mente agendo esclusivamente su un presunto livello energetico di tipo fisico, e a questo punto vogliamo considerare sulla stessa linea anche alcuni aspetti della psichiatria, riteniamo che saltano completamente la dimensione soggettiva e relazionale dell’individuo.

 

Dell’energia Orgonica di Reich

 

Scoperto che i blocchi emotivi si manifestano anche come tensioni fisiche croniche, Reich si convinse di aver verificato, con la detensione corporea ottenuta massaggiando e manipolando i pazienti che manifestavano blocchi corporei, che la salute corrisponde al libero fluire dell’energia nel corpo.

 Si ritrovò quindi su un piano diverso rispetto a quello di Freud: mentre il “maestro” considerava la libido un’energia puramente psichica e metaforica, Reich comincia a cercarne la parte biologica e fisica.

Nel 1939 la battezzo con il nome di Orgone definendola come un’energia vitale specifica, priva di massa e che permea l’intero universo. Le sue caratteristiche sono la sua pulsazione costante, con cui governa anche i cicli biologici di espansione e contrazione;  il fatto che fluisce dai sistemi deboli a quelli più forti permettendo la crescita e il nutrimento degli organismi. Inolre spinge la materia organica ad aggregarsi in forme geometriche e funzionali.

Reich scoprì i Bioni: vescicole microscopiche di energia transazionale che rappresenterebbero lo stadio intermedio tra il non-vivente e il vivente.

Per Reich la qualità di questo terreno determina la salute e un’alterazione della pulsazione dell’orgone è conseguenza di un disturbo nell’organismo.

Queste convinzioni gli costano l’ostracismo e la prigione negli Stati Uniti. Nel contempo le scienze ufficiali hanno rigettato l’orgone perché non hanno trovato nessi concreti sulla sua esistenza avvalendosi dei metodi quantitativi standard.

Ciònonostante dell’orgone di reich si può dire che resta una delle più affascinanti teorie olistiche del Novecento; che ha anticipato la moderna medicina psicosomatica, le bioenergie e l’idea che l’organismo umano sia un sistema vivente complessivo e aperto, in costante risonanza con l’ambiente circostante.

La relazione come sintonia interattiva

 

La proposta di Whilhelm Reich di considerare l’organismo vivente, l’essere umano, in termini energetici continua a mantenere un interesse storico e teorico ma resta il vincolo di approcciarlo in senso euristico e metaforico piuttosto che considerarlo come un concreto fenomeno fisico.

Da questo punto di vista i costrutti psicofisiologici si offrono come un possibile punto di confronto.

Siamo abilitati a 'leggere' solo alcuni aspetti
delle diverse manifestazioni energetiche.
Non vediamo i fotoni ma la luce!
Per esempio per quanto riguarda la percezione umana, le persone non avvertono coscientemente molti stimoli fisici, e alcune ricerche hanno anche suggerito che il cervello può rispondere a variazione del campo (s’intende campo energetico) senza che la persona ne abbia un’esperienza consapevole. Pertanto in fisiologia è necessario distinguere tra la rilevazione di uno stimolo e la sua percezione cosciente in cui anche ciò che non diventa un’esperienza sensoriale esplicita, può comunque essere elaborato dall’organismo.

 

Da questo punto di vista si può formulare una lettura relazionale della vegetoterapia nel senso che gli intensi movimenti e le posture, la respirazione e le espressioni corporee agite in una relazione terapeutica, possono essere considerati strumenti che organizzano un’attenzione o una consapevolezza (corporea) d’interazione tra paziente e terapeuta.

Questi strumenti sono agiti come “esperienza incarnata” sotto forma di regolazione, comunicazioni non verbali e risposte del sistema nervoso autonomo. Si può inoltre affermare che gli acting di vegetoterapia, proposti come automatismi elementari, sono anche portatori di forme di comportamento implicito originario, nel senso i cui lo esplicita Lyons Ruth (Borla, 2012).

Alla luce di tali assunti gli acting corporei della vegetoterapia devono essere considerati capaci di produrre effetti subliminali, a volte anche evidentemente avvertibili, in una relazione psicocorporea.

Risulta allora evidente che non è necessario assumere l’Orgone come una forma di energia fisicamente dimostrata per cogliere la portata della proposta reichiana. Il suo interesse qui è nel pensare il vivente come un’organizzazione dinamica e relazionale. In una prospettiva affine a quella di Thomas Fuks, il cervello non è il produttore isolato di un mondo interno ma un organo dell’organismo costantemente coinvolto nella mediazione tra corpo e ambiente. In tale contesto la percezione non consiste nel registrare dall'esterno le vibrazioni della materia ma rappresenta il modo incarnato in cui il vivente entra in rapporto con un mondo di oggetti, con svariate possibilità d’azioni, e altri soggetti.

In questo senso, il fatto che la materia possa essere descritta anche attraverso processi, onde e oscillazioni fisiche, non implica che l’esperienza ordinaria debba presentarci quelle vibrazioni come tali. Noi non incontriamo le vibrazioni energetiche degli oggetti ma incontriamo esattamente gli oggetti e le situazioni entro un campo percettivo praticabile (specie-specifico) e in larga parte condiviso. L’oggettività non è quindi riducibile né a una copia interna del cervello, né a una convenzione sociale; l’aspetto “oggettivo” della realtà emerge nella stabilità delle relazioni tra organismi e ambiente e nella possibilità di agire e coordinarsi con gli altri.

Da questo punto di vista la vegetoterapia si conferma una pratica relazionale incarnata. E gli acting di cui si avvale devono essere visti come configurazioni (psicocorporee) che nella relazione terapeutica modulano attenzione, affettività, movimenti e modi di stare con l’altro. Parlare di effetti subliminali o vibrazionali  ci piace e ci convince ma, almeno per ora, restano possibili ipotesi di un cambiamento che comunque passa attraverso ‘l’organismo in relazione’ e non attraverso un cervello isolato né attraverso un presunto scambio di onde cerebrali o di campo che siano.

Bibliografia

 

Fuchs, Thomas, “Ecologia del cervello. Fenomenologia e biologia della mente incarnta”, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2021.

Reich, Wilhelm, “Analisi del carattere”, 1933. Cap. 13° “Contatto psichico e corrente vegetativa”: relazione presentata al XIII congresso internazionale di psicoanalisi, Lucerna, 1934.

Karlene, Lyons-Ruth, “Il trauma latente nel dialogo relazionale dell’infanzia”, Borla, 2012.



Giuseppe Ciardiello

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