Le prove disponibili sono purtroppo ancora preliminari e l’Energia Orgonica postulata da Reich non è ancora stata riconosciuta come entità fisica verificata. Ciononostante la proposta di Reich diventa sempre più attuale e sempre più pressante si rivela la domanda implicita sottesa alle diverse, e ormai tante, terapie energetiche. Si va da quella più ‘scientificamente’ tollerate (Magnetoterapia, Cromopuntura e terapia della luce, Terapie con Ultrasuoni e vibrazioni, Terapia Laser, ecc.) a quelle con una maggiore dipendenza esoterica e orientaleggianti (Reiki, Pranoterapia, Agopuntura e Digitopressione, Qi Gong e Thai Chi, Tocco Terapeutico).
In tutti gli anni trascorsi dalla
sua prima formulazione, l’ipotesi dell’EO per alcuni è servita a interrogare
l’unità tra processi corporei, affettivi e relazionali; per altri versi ha aperto la strada a una deriva commerciale e
terapeutica basata su accumulatori
orgonici (coperte, scatole, cuscini), i cui presunti benefici non hanno
mai superato il vaglio del metodo scientifico o dell'effetto placebo.
Il tema della natura della
psicoterapia, anche quando lo si vuole ridurre ad una controversia interna alla
vegetoterapia, si articola in pochi e semplici punti di natura però fondamentale:
la riduzione della sofferenza psicologica a un mero blocco o deficit di
"energia fisica" (o biologica) da ricaricare, o sbloccare
meccanicamente attraverso uno strumento (come una coperta o una camera orgonica),
rivelerebbe il paradosso di eliminare l’aspetto psicologico, relazionale e simbolico della mente umana. In
tal caso la psicoterapia cesserebbe di essere tale e si trasformerebbe in una
sorta di "fisioterapia energetica" o, peggio, in una pratica
puramente meccanicistica. Così verrebbero negati costrutti fondamentali della
psicologia e si perderebbe la complessità del trauma, del linguaggio, dei
conflitti e dei pattern relazionali. L’individuo verrebbe ridotto a un
“accumulatore” da riparare. Magari questa visione dell’essere umano oggi
sarebbe anche in linea con l’emancipazione tecnologica ma certamente non
renderebbe giustizia allo spirito che lo vive.
Inoltre c’è tutta una
tradizione corporea, che da Reich ebbe origine, che ha dovuto compiere una
notevole evoluzione per sgusciare dalle
maglie fisicaliste. Per esempio Lowen che, volendo mantenere il concetto di
energia, lo ricondusse a dinamiche biologiche, chimiche e psicologiche
(respirazione, tensione muscolare cronica, grounding) dove l’energia non è più
un fluido cosmico invisibile, ma la vitalità biologica legata al corpo e
all’espressione delle emozioni. Ma ancora più incisivo Dragotto, nell’ambito
della Vegetoterapia, coglie nel costrutto dei “campi vibrazionali” gli aspetti
interagenti del contatto terapeutico.
Ma ci sono anche altri
modelli che, pur derivati dalla concezione energetica classica, guardano
all’integrazione corporea; magari non per supposti campi energetici ma
utilizzano il concetto di energia in modo metaforico, o strettamente
fisiologico (regolazione del sistema nervoso autonomo, attivazione dei sistemi
simpatico e parasimpatico), come la Psicoterapia Sensomotoria.
Crediamo che la
psicoterapia sia costituita necessariamente di parola; d’interazione tra
terapeuta e paziente con la loro elaborazione dei significati e la presa di
coscienza di quello che significano per loro come coppia e per ognuno di loro,
come elementi differenzianti reciprocamente la relazione. Perciò quegli
approcci che immaginano di poter guarire la mente agendo esclusivamente su un
presunto livello energetico di tipo fisico, e a questo punto vogliamo
considerare sulla stessa linea anche alcuni aspetti della psichiatria, riteniamo
che saltano completamente la dimensione soggettiva e relazionale
dell’individuo.
Dell’energia Orgonica di Reich
Scoperto che i blocchi emotivi si manifestano anche come tensioni fisiche croniche, Reich si convinse di aver verificato, con la detensione corporea ottenuta massaggiando e manipolando i pazienti che manifestavano blocchi corporei, che la salute corrisponde al libero fluire dell’energia nel corpo.
Si ritrovò quindi su un piano diverso rispetto a quello di Freud: mentre il “maestro” considerava la libido un’energia puramente psichica e metaforica, Reich comincia a cercarne la parte biologica e fisica.
Nel 1939 la battezzo con il nome di Orgone definendola come un’energia vitale specifica, priva di massa e che permea l’intero universo. Le sue caratteristiche sono la sua pulsazione costante, con cui governa anche i cicli biologici di espansione e contrazione; il fatto che fluisce dai sistemi deboli a quelli più forti permettendo la crescita e il nutrimento degli organismi. Inolre spinge la materia organica ad aggregarsi in forme geometriche e funzionali.
Reich scoprì i Bioni: vescicole microscopiche di energia transazionale che rappresenterebbero lo stadio intermedio tra il non-vivente e il vivente.
Per Reich la qualità di questo terreno determina la salute e un’alterazione della pulsazione dell’orgone è conseguenza di un disturbo nell’organismo.
Queste convinzioni gli costano l’ostracismo e la prigione negli Stati Uniti. Nel contempo le scienze ufficiali hanno rigettato l’orgone perché non hanno trovato nessi concreti sulla sua esistenza avvalendosi dei metodi quantitativi standard.
Ciònonostante dell’orgone di reich si può dire che resta una delle più affascinanti teorie olistiche del Novecento; che ha anticipato la moderna medicina psicosomatica, le bioenergie e l’idea che l’organismo umano sia un sistema vivente complessivo e aperto, in costante risonanza con l’ambiente circostante.
La relazione come sintonia interattiva
La proposta di Whilhelm Reich di considerare l’organismo vivente, l’essere umano, in termini energetici continua a mantenere un interesse storico e teorico ma resta il vincolo di approcciarlo in senso euristico e metaforico piuttosto che considerarlo come un concreto fenomeno fisico.
Da questo punto di vista i costrutti psicofisiologici si offrono come un possibile punto di confronto.
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| Siamo abilitati a 'leggere' solo alcuni aspetti delle diverse manifestazioni energetiche. Non vediamo i fotoni ma la luce! |
Da questo punto di vista si può formulare una lettura relazionale della vegetoterapia nel senso che gli intensi movimenti e le posture, la respirazione e le espressioni corporee agite in una relazione terapeutica, possono essere considerati strumenti che organizzano un’attenzione o una consapevolezza (corporea) d’interazione tra paziente e terapeuta.
Questi strumenti sono agiti come “esperienza incarnata” sotto forma di regolazione, comunicazioni non verbali e risposte del sistema nervoso autonomo. Si può inoltre affermare che gli acting di vegetoterapia, proposti come automatismi elementari, sono anche portatori di forme di comportamento implicito originario, nel senso i cui lo esplicita Lyons Ruth (Borla, 2012).
Alla luce di tali assunti gli acting corporei della vegetoterapia devono essere considerati capaci di produrre effetti subliminali, a volte anche evidentemente avvertibili, in una relazione psicocorporea.
Risulta allora evidente che non è necessario assumere l’Orgone come una forma di energia fisicamente dimostrata per cogliere la portata della proposta reichiana. Il suo interesse qui è nel pensare il vivente come un’organizzazione dinamica e relazionale. In una prospettiva affine a quella di Thomas Fuks, il cervello non è il produttore isolato di un mondo interno ma un organo dell’organismo costantemente coinvolto nella mediazione tra corpo e ambiente. In tale contesto la percezione non consiste nel registrare dall'esterno le vibrazioni della materia ma rappresenta il modo incarnato in cui il vivente entra in rapporto con un mondo di oggetti, con svariate possibilità d’azioni, e altri soggetti.
In questo senso, il fatto che la materia possa essere descritta anche attraverso processi, onde e oscillazioni fisiche, non implica che l’esperienza ordinaria debba presentarci quelle vibrazioni come tali. Noi non incontriamo le vibrazioni energetiche degli oggetti ma incontriamo esattamente gli oggetti e le situazioni entro un campo percettivo praticabile (specie-specifico) e in larga parte condiviso. L’oggettività non è quindi riducibile né a una copia interna del cervello, né a una convenzione sociale; l’aspetto “oggettivo” della realtà emerge nella stabilità delle relazioni tra organismi e ambiente e nella possibilità di agire e coordinarsi con gli altri.
Da questo punto di vista la vegetoterapia si conferma una pratica relazionale incarnata. E gli acting di cui si avvale devono essere visti come configurazioni (psicocorporee) che nella relazione terapeutica modulano attenzione, affettività, movimenti e modi di stare con l’altro. Parlare di effetti subliminali o vibrazionali ci piace e ci convince ma, almeno per ora, restano possibili ipotesi di un cambiamento che comunque passa attraverso ‘l’organismo in relazione’ e non attraverso un cervello isolato né attraverso un presunto scambio di onde cerebrali o di campo che siano.
Bibliografia
Fuchs, Thomas, “Ecologia del cervello. Fenomenologia e biologia della mente incarnta”, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2021.
Reich, Wilhelm, “Analisi del carattere”, 1933. Cap. 13° “Contatto psichico e corrente vegetativa”: relazione presentata al XIII congresso internazionale di psicoanalisi, Lucerna, 1934.
Karlene, Lyons-Ruth, “Il trauma latente nel dialogo relazionale dell’infanzia”, Borla, 2012.
Giuseppe Ciardiello

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