Chiedo perdono a chi mi segue per questo articolo apparentemente senza fuoco e senza logica. In realtà è una chiarificazione 'a priori' su un lavoro, che spero di pubblicare quanto prima (pubblicato) , relativo all'interpretazione dei sogni effettuata con l'uso degli acting di vegetoterapia. Sarebbe uno strumento capace di 'affiancare' il sognatore nella sua interpretazione piuttosto che guidarlo o suggerirgli l'interpretazione.
Il senso del gioco interpretativo
Considerando che il sogno non si propone con lo scopo di essere interpretato1, e che è frutto dell'espressione di un modo di funzionare del cervello diverso dalla veglia, viene da chiedersi quale senso abbiano le tante proposte interpretative freudiane, junghiane, sciamaniche o di qualunque altro tipo.
L’inutilità dell’interpretazione dei sogni è evidente anche per la loro varietà e per la loro mancanza di unitarietà e univocità. Ogni interpretazione può essere considerata l’espressione di un punto di vista su una narrazione fantastica (di fantasia); un punto di vista che deriva dalla costruzione interpretativa del modello terapeutico che ne è alla base.
L’interpretazione dei sogni è sempre sfuggita ad una definizione univoca. Anche se usata da meditanti, da filosofi, da curatori della salute mentale, da medici, religiosi, terapisti e sciamani, indovini, santoni e predicatori vari, si è sempre sottratta ad una specifico orientamento e una sola o univoca definizione.
La mancanza di un codice comune conduce ad una curiosità periodica e ad un implicito che ha a che fare con le modalità naturali di funzionamento del nostro cervello. Ad un certo punto ogni filosofia ed ogni psicoterapia scopre la necessità di darsi uno strumento interpretativo dei sogni. Scopre che il sogno è l'altra faccia della medaglia della consapevolezza. È l'altro modo di funzionare del nostro cervello che, in barba a tutto quello che possiamo pensare a proposito della coscienza e della consapevolezza, ha miriadi di altri modi d’impostare i processi mentali che meglio si adattano alla fisiologia e fenomenologia2 dell’organismo.
Ma se il sogno è un altro modo di funzionare del cervello alternativo alla veglia, quale sarebbe il suo senso? Quale il suo scopo?
Domanda che si ri-propone periodicamente un po' come la ricerca del senso della vita. Come uno sbuffo culturale, un sospiro sociale che una volta emesso, non trovando soddisfazione nelle contorsioni logiche accumulatesi, torna ad essere messo da parte in attesa di un altro ‘sbuffatore’ che lo richiama alla vita.
La scoperta
Personalmente ho scoperto i sogni e la loro interpretazione nel corso della mia attività didattica con la Vegetoterapia Caratteroanalitica. Chi segue questo blog sa di cosa si tratta: è una tecnica psicoteapeutica che impiega piccoli acting corporei (agiti) nel setting terapeutico. Una seduta di vegetoterapia si svolge facendo svolgere un acting al paziente. Dopo l’esecuzione l’acting viene indagato con l’aiuto del terapeuta che, bravo nel porgere le giuste domande, fa sì che le persone si confrontano con le proprie risposte, che poi sono quelle che gli sono congeniali in quel momento di vita.
Questo strumento piuttosto elementare nella sua struttura, consistente nel porre giuste domande piuttosto che cercare di fornire risposte, compito che spetterebbe ad educatori ed insegnanti più che a psicoterapeuti. Facendo fuori questa incombenza si liberano gli psicoterapeuti della tensione implicita nel compito oracolare e che induce ad un 'saggio sapere': un terapeuta non dà risposte.
Nel mestiere psicoterapeutico prima o poi si diventa bravi nel porre domande giuste che sono 'opportune' anche quando sembrano importune e e sono giuste anche quando l’orientamento epistemico non lo prevede. Di conseguenza ognuno formula le proprie risposte, soggettive e calzanti, alla propria storia3 tanto da decostruire e ricostruire la storia personale.
Posso dire che le mie curiosità rispetto all'interpretazione dei sogni sono nate da questo processo in conseguenza del quale mi sono chiesto chi fosse il soggetto più idoneo ad interpretali.
Di solito il sogno lo racconta qualcuno a qualcun altro; e l'interprete è sempre quel ‘qualcun altro’. Dopo tanto parlare di soggettività, fenomenologia e vissuti personali, l'ascoltatore si sente di solito investito di una magica capacità interpretativa che lo porta automaticamente a sostituirsi al protagonista. Eppure si sa bene che, per interpretare, l’ascoltatore non solo assume un proprio punto di vista ma, didatticamente preparato, userà gli strumenti standard appresi dalla scuola di appartenenza. La conseguenza sarà un’interpretazione in linea con lo strumento didattico e col modello (esplicativo) usato.
Appare allora evidente che il protagonista del sogno, anche nel ruolo del
narratore, ruolo che pure lo vede contemporaneamente verbalizzante e
attore, nel momento interpretativo è messo da parte col rischio che il suo posto venga preso dalla teoria.
Fortunatamente
la narrazione del sogno
è proprio 'agita', cioè vissuta e rappresentata, sia verbalmente
sia
comportamentalmente per
cui c’è sempre da attendersi un commento, del sognatore, all’interpretazione che
può validarla o disconfermarla. Questo sempre che si presti attenzione al protagonista. Quà prendiamo in prestito un suggerimento di Laing che avverte del fatto che i comportamenti dei pazienti, verbali e agiti, vanno sempre visti come ‘commenti
in codice’ in
riposta agli interventi del terapeuta (Laing, 1988). Inoltre questi interventi, di qualsiasi tipo siano, sono
interpretativi!
Altra nota a proposito dell'interpretazione: ogni interpretazione rischia l'assolutismo concettuale. Una volta dato un senso definito ad un comportamento, tale senso esclude la possibilità soggettiva del sognatore di dare una spiegazione alternativa al sogno (allo stesso modo in cui qualunque immagine ambigua una volta interpretata non può più tornare nell’ambiguità4).
Per tali conflitti ho cercato un modo per sostenere un’interpretazione che fosse del sognatore e proteggerla da quella che poteva essere l'influenza di un altro punto di vista, che fosse anche il mio. In pratica ho cercato un modo che, pur evitando interventi interpretativi altri, stimolasse nel sognatore la decostruzione e ricostruzione spontanea e lo sostenesse nella formulazione di un sentiero verbale dato dall’incontro dei processi consapevoli e inconsapevoli della mente.
In questo ragionamento è evidente che l'unica persona legittimata a dare un senso ai sogni è il sognatore il quale nel sogno ripercorre e ricompone, con le immagini e le visioni create, i processi fenomenologici che ha vissuto nella veglia e che sono rimasti come in 'animazione sospesa'. Infatti nei sogni il sognatore riassume, progetta e idea nuove strategie di confronto con la realtà e sperimenta alternative alle emozioni che ha vissuto e allucinato nella costruzione della realtà.
Queste osservazioni derivano dalle affermazioni di Seth Anil. Secondo il suo punto di vista, i prodotti mentali del sogno e della veglia vanno guardati come frutto di una sorta di gerarchia funzionale5, in cui, quella che definiamo realtà, è la conseguenza della raffinazione cognitiva del confronto tra ciò che già si conosce e le sensazioni che ci vengono dai nuovi oggetti. Il nuovo conferma e rettifica quello che già ci si aspetta di trovare là, fuori di noi. Infatti ci si può accorgere facilmente del fatto che si notano poco gli eventi e gli oggetti cui si abituati e che fanno normalmente parte della vita reale. ci colpiscono solo eventi 'nuovi' o in contraddizione e che quindi ci colpiscono perché sono inattesi. Da notare inoltre che quello che noi percepiamo non sono gli oggetti in sé bensì le sensazioni (cioè le nostre sensazioni) che da questi oggetti ci vengono (vista, udito, tatto, ecc.). Sono solo sensazioni che interpretiamo come caratteristiche di oggetti e non come gli oggetti così come sono (Non facciamo mai esperienza dei segnali sensoriali in quanto tali. Facciamo esperienza, piuttosto, soltanto delle interpretazioni di quei segnali.) Anil Seth, 2023, pp. 94/95).
Seth Anil (Seth, 2023) ci guida a differenziare il sogno dalla realtà per cui, mentre la realtà è il prodotto di un’allucinazione controllata, il sogno è una rappresentazione solo allucinata. Cioè in pratica i meccanismi operanti nel sogno e nella veglia sarebbero identici e in grado di produrre una sorta di realtà virtuale con funzioni altamente predittive. Sarebbe cioè: “Un dispositivo in grado di produrre modelli predittivi con cui dar forma all'insieme caotico degli input sensoriali ricevuti dall'ambiente” (Tolmen, 2024, p. 186).
In base a quanto sperimentato oserei affermare che anche il processo dell'interpretazione dei sogni con l'impiego della vegetoterapia si realizza in maniera analoga.
Il solo movimento oculare permette di riposizionare gli stimoli generativi che danno luogo alle immagini del sogno e consente una diversa interpretazione della configurazione originaria. Ciò perché il movimento e la percezione sono interdipendenti! (L'azione è inseparabile dalla percezione. La percezione e l'azione sono così strettamente accoppiate che si determinano e si definiscono a vicenda. Ogni azione modifica la percezione cambiando i dati sensoriali in entrata e ogni percezione è così com'è al fine di guidare l'azione.) (Seth, 2023, p. 123)
Trovo molto seduttive, oltre che notevolmente esplicative, le conclusioni che gli studiosi dei sogni traggono dalle ultime ricerche sul ‘sogno lucido’ (Tormen, 2024). Conclusioni che mi sembra di poter riferire anche alla modalità di interpretazione dei sogni con l'impiego della vegetoterapia. Per esempio quando si struttura l’interpretazione dei sogni in setting vegetoterapeutico con l‘impiego di un acting oculare, l’uso che viene fatta dell’attenzione è disidentificante e probabilmente, a livello cerebrale, procura gli stessi effetti della pratica meditativa. Se nella meditazione si osservano i pensieri, nell'interpretazione dei sogni si osservano le immagini mentre l’attenzione (oculare), e quindi motoria, resta focalizzata sul movimento degli occhi. Questa dissociazione interrompe il ‘default mode network’ automatico del cervello. Ciò permette di rendersi conto, e prendere coscienza del fatto che in genere i pensieri si generano in maniera inconsapevole.
In qualche modo quindi, osservare i propri pensieri può voler anche dire 'prendere possesso della propria capacità paranoidea e ossessiva' o, molto più semplicemente, rendersi più facilmente conto del fatto che ci sono automatismi nel nostro organismo che non sono solo relativi al corpo o, per meglio dire, attengono all'elaborazione cerebrale che, una volta appresi, con tecniche opportune potrebbero essere disappresi.
… o sostituiti!
Mi riprometto un esempio di interpretazione con l'impiego della Vgt prossimamente. Per ora ecco l'indirizzo del lavoro sul sogno apparso sulla rivista della S.I.A.R.
1 Stefano De Camillis ‘Il linguaggio dei sogni. Comprendere i sogni per incontrare sé stessi’, ed. Magi, 2004.
2 Per un organismo essere cosciente significa avere un qualche tipo di fenomenologia propria. Qualsiasi tipo di esperienza, qualsiasi tipo di proprietà fenomenologica, conta come ogni altro. Ovunque vi è esperienza vi è fenomenologia; e ovunque vi è fenomenologia vi è coscienza. Una creatura appena venuta al mondo sarà cosciente solo a patto che vi sia qualcosa che si provi a essere quella creatura, fosse anche soltanto un fugace sentimento di dolore o di piacere. (Seth, 2023, p. 24)
3 ‘Le domande sono strumenti che chiunque può utilizzare, in qualsiasi situazione, per arrivare a delle risposte che varranno solo per quelle persone, in quel momento. E allora , se un maestro , uno psicologo , un genitore , un partner o un amico vogliono agire con saggezza devono limitarsi a porre le giuste domande. (Gotto, 2024)
4 L’interpretazione di un pensiero equivale al senso (convenzionale) che diamo ai segni grafici. I segni possono essere numeri, lettere o parole, fondamentalmente simboli, quindi prodotti culturali. All’interno di una data cultura ognuno riconosce il senso dati ai propri simboli. Quando questi sono ambigui necessitano di spiegazione che, una volta data, non è più possibile annullare. L’esempio più magico lo si ottiene con le immagini: quando siamo di fronte ad un’immagine ambigua, ci vorrà del tempo per ricostruire la percezione di una forma comprensibile. Ma una volta usciti dall’incertezza e accreditata una forma ai segni ambigui (gestalt), sarà difficile tornare all’ambiguità da cui si è partiti. Sarete stati colpiti dall’immagine che ho posto di fianco alla ‘nota’ (è la foto di un disegno alla Garbatella, quartiere di Roma) che rimanda a queste righe e che è piuttosto ambigua. Ritornateci ora tenendo presente che l’immagine a destra di ‘Alfredino’ rappresenta un lupo! Quando l’avrete individuato non potrete più fare a meno di vedercelo rappresentato.
5 ‘Secondo alcuni ricercatori, tra cui lo stesso LaBerge (Exploring the World of Lucid Dreaming, 1991) sogno e percezione sarebbero due fenomeni profondamente correlati, tanto che lo stato di veglia potrebbe essere descritto come un sogno costretto dagli input sensoriali, mentre quello di sogno come una forma di percezione libera da tale vincolo. Per i sostenitori di simili prospettive, tra cui spicca il nome dello psichiatra statunitense John Allan Hobson, in entrambi i casi sarebbe all'opera lo stesso meccanismo di costruzione dell'esperienza, così che il cervello - che nei due stadi si comporta pressoché nella stessa maniera - appare in questa luce come una sorta di “macchina della realtà virtuale”, un dispositivo in grado di produrre modelli predittivi con cui dar forma all'insieme caotico degli input sensoriali ricevuti dall'ambiente. La coscienza “abita” proprio questi modelli, così che il processo dell’esperienza - nel sogno come nella veglia - non può che svolgersi all'interno di una realtà simulata. … non solo durante l'attività onirica, in assenza di vincoli esterni, gli schemi e i modelli che strutturano la realtà possono essere elaborati più agevolmente, ma la prevalenza quasi assoluta dello stato di sonno REM nel feto durante l'ultimo trimestre di gravidanza e nel neonato durante i primi mesi di vita suggerisce addirittura che lo sviluppo della coscienza di sogno preceda quello della coscienza di veglia (Hobson, Hong e Friston, ‘Virtual Reality and Consciousness Inferencein Dreaming’, in “Frontiers in psychology” vol. 5, 2014). La realtà percepita durante lo stato di veglia sarebbe stata dunque letteralmente fabbricata in sogno, per poi venire progressivamente raffinata attraverso l'alternanza continua dei due stati: durante il sogno i poteri generativi di tale realtà virtuale sarebbero perfezionati e semplificati, mentre durante la veglia gli stessi sarebbero posti al vaglio degli input sensoriali.’ (Tormen, pp. 205/206).
Bibliografia
Gotto, Gianluca, ‘Quando inizia la felicità’, Mondadori, 2024.
Langs, Robert, ‘Follia e cura’, Bollati Boringhieri, 1988.
Seth, Anil, ‘Come il cervello crea la nostra coscienza’, RaffaelloCortinaEditore, 2023.
Tormen, Francesco, ‘Con gli occhi aperti’, ilSaggitore, 2024.

