lunedì 5 aprile 2021

Empatia e corpo

 L'empatia è un processo organismico

 Empatia pur essendo un concetto e avendo forma di un'idea, rappresenta un processo che si esprime a livello organismico nel complesso corpo delle persone. 

Non è qualcosa che si ha nella testa, anche se la sua comprensione necessita di uno sforzo cognitivo. Per capirla facciamo ricorso a concetti aggiuntivi quali altruismo, pietà, compassione, simpatia ecc., ma questo accade solo per essere facilitati nel descriverla quando bisogna fare ricorso alle parole, quindi ai simboli verbali, e per poterla adeguatamente descriverla. Ma l’empatia, anche sapientemente descritta, non è facilmente comprensibile se non s'impara a riconoscerla quando è sentita dentro il proprio corpo.

E anche se è un'emozione bella e socialmente positiva, se quando viene provata non dovesse essere riconosciuta, può creare notevoli danni, conflitti e disagi.

Specialmente nelle professioni di cura, dove l’attenzione all’altro si concretizza in un contatto corporeo diretto, la dimensione empatica non può passare inosservata né può essere sottaciuta in un training di apprendimento tecnico operativo. In queste professioni l'empatia è un processo dimensionale che necessita di diventare materia d'insegnamento. 

Ne è una calzante dimostrazione l’esperienza vissuta da un gruppo di terapisti della riabilitazione respiratoria di cui parlo un recente articolo pubblicato da ‘State of Mind’.




In questa esperienza il corpo dei terapisti è inconsapevolmente coinvolto creando inopportune incertezze, titubanze e inconvenienti esiti strategicamente disturbanti la riabilitazione stessa. Immagino che ciò possa valere per tutti coloro che si occupano della riabilitazione e per tutte quelle persone il cui lavoro passa per la relazione che, desidero ribadirlo, è implicitamente corporea anche quando la comunicazione si limita allo sguardo o alla parola. 

Giuseppe Ciardiello


https://www.stateofmind.it/2021/03/covid-19-respiro-relazione/





lunedì 1 marzo 2021

La psicoterapia e le sue tecniche

 A proposito della nostra epoca di tante tecniche psicoterapeutiche

La scoperta di tante tecniche psicoterapeutiche derivanti dal buddhismo (MBSR, Mindfulness, Insight Dialogue, Mindfulness relazionale ecc.) e dal cognitivismo (EMDR, Terapia Metacognitiva, Therapy Remediation, Emotional Freedom Technicques ecc.) ripropongono un tema delicato per gli psicoterapeuti e psicologi.

Lo psicoterapeuta è un professionista che, alla pari di altri, che si occupano di salute o è un particolare tipo di professionista? Cioè a dire, i medici, gli insegnanti, i badanti, gli assistenti sociali necessitano di tanta professionalità e di apprendere tecniche specifiche ma a nessuno di loro è chiesto un ulteriore impegno che affianchi la professione, vale a dire di essere altruisti, compassionevoli, caritatevoli e di fare prestazioni gratuite. Tra tutti i professionisti gli psicologi continuano ad essere visti come quelli che devono mostrarsi amici al punto che anche la compassione oggi è promossa a tecnica psicoterapeutica.

Dovendo far diventare danaro la sensibilità, il sostegno e la compassione, diventa allora legittimo per questi professionisti imporsi d’imparare tutte le tecniche che emergono sotto la spinta dei cambiamenti culturali. Le molteplici offerte fanni il pari con il dubbio d’essere capaci di rapportarsi alla mutevole realtà forse perché mancanti della chiave vincente che, fantasticamente, può risiedere nell’ultima tecnica psicoterapeutica, magari proveniente dall’America. E un’altra domanda è se è veramente necessario, per essere un buon terapeuta, imparare tante tecniche o se non sia meglio approfondire la propria tecnica e cercare di perfezionarla con l’esperienza del proprio bagaglio professionale.

È ovvio che credo sia più valida la seconda opzione perché, immersi come siamo in un campo culturale, una volta appresa una tecnica cambia con noi nel corso dell’intera esistenza e tutto ciò che la cultura impone evolutivamente, l’impone anche alla nostra tecnica. Quindi, sempre che si sia disposti ad ascoltarla, si abbia fiducia nel proprio operato e si sia sufficientemente aperti per sperimentare nuove opportunità, la  tecnica in cui ci si è formati è quella che andrebbe coltivata e perfezionata.

Anche la Vegetoterapia (Vgt), in quanto tecnica, ha sofferto questi aspetti.

Nata dall’attenzione selettiva al corpo nell’ambito della psicoanalisi, e ancora carica di romanticismo seppure all’ombra dell’illuminismo, in quel luogo corporeo la Vgt ha cercato le dimensioni sovraindividuali e spirituali che voleva trovare. L’energia orgonica, individuata da Reich, testimonia bisogni filosofici assolutistici che mettono in comunicazione l’uomo col cosmo. Questa esigenza ha spostato l’attenzione dall’individuale al sovraindividuale e ideando una relazione cosmica ha baipassato la relazione umana e lo scambio intersoggettivo.

Il recupero degli aspetti cognitivi e relazionali nell’ambito della Vgt sarebbe un aspetto importante dell’aggiornamento tecnico e operativo di questa disciplina terapeutica. Oggi si sa che non è sufficiente la semplice somministrazione degli acting per arrivare alla scoperta di traumi più o meno complessi o per stimolare, nelle persone che vi si sottopongono, il racconto spontaneo delle esperienze ricordate e farne una nuova edizione.

Allo stesso modo, la sudditanza alla psicoanalisi ha impedito alla Vgt di avvalersi dei propri costrutti attaccandosi ai valori analitici anche quando quella ha cercato nella relazione nuove dinamiche psichiche. Così, anche quando la psicoanalisi si è fatta ‘relazionale’, la Vgt è rimasta fissata nell’approccio intrasoggettivo lasciando lo sguardo immobile sul soggetto terapeutico e la diagnosi esasperatamente energetica. Le cause dei blocchi e della cattiva circolazione energetica ha continuato ad essere addebitata alle contrazioni fisiche personali e si è sempre evitato di cercare nelle dinamiche relazionali i motivi del disagio. Così anche le interazioni, verbali e non verbali tra diversi interlocutori, sono ancora oggi ricondotte ad espressioni caratteriali piuttosto che occasionali o contestuali.

In tal caso le distonie, le disfunzioni e le nevrosi restano relative al singolo.

Uno sguardo al passato, agli scritti di egregi autori che hanno preceduto questi nostri anni cmplessi, penso sia necessario e opportuno anche perché si rispolveri il bisogno del cambiamento.

Per esempio ‘l’interpretazione dei sogni con l’ausilio di acting di Vgt’ dimostra l’effettiva possibilità di adeguare uno strumento tecnico tradizionale, come la Vgt appunto, alle nuove esigenze emotive e culturali dell’epoca moderna. In questo modo non c’è bisogno di rifarsi al passato né è necessario una conoscenza dettagliata dei simboli e delle dinamiche analitiche perché il soggetto è invitato a fare tutto da solo; agire sul suo sogno, con le sue competenze e conoscenze culturali di gruppo ristretto e allargato dando un senso personale ai resoconti e alle nuove evenienze. Ciò accresce l’autostima e la fiducia nella propria creatività.

Lo sguardo alla propria tecnica terapeutica deve quindi modernizzarsi. La tecnica appresa nel corso degli studi deve essere arricchita con le proprie esperienze di vita professionale e personale. È necessario che l’ambito d’intervento si ampli assumendosi in prima persona il coraggio di ideare operazioni in cui anche i semplici acting siano usati per aspetti e dimensioni anche relazionali. Così si pone in primo piano ciò che fin’ora è sfuggito: la cura della fantasia e della creatività.

Questi due processi sono gli unici che possono facilitare la comprensione della comunicazione intercorporea.

Anche nella semplice comunicazione corporea accade qualcosa, tra i protagonisti, che va al di là delle parole e della possibilità di essere narrato. Quel qualcosa ha a che fare sia con l’apprendimento (implicito) sia con il ‘saper come fare’ che “… comporta una conoscenza simbolica o per immagini che consente a fatti o esperienze di essere portati alla piena consapevolezza in assenza delle cose cui rimandano” (p. 365, ‘Le forme di intersoggettività’ L., Carli e C. Rodini, a cura di, RaffelloCortina, 2008). È evidente allora la necessità per l’analizzato di riappropriarsi della propria capacità simbolica e narrativa che è condizione terapeutica, a sua volta, perché si crei un ‘sapere trasversale’ che rende possibile ripensare alla propria esperienza decostruendola per poi ricostruirla con nuove possibilità narrative (p. 30, ‘Lo sguardo e l’azione’, di O., Rossi, EUR, 2009).

Ogni strumento terapeutico ha necessità di essere ripensato per essere adeguato ai tempi e alle esperienze che, formando gli uomini, formano gli stessi strumenti con cui noi, questi uomini, agiscono percepiscono e costruiscono il reale.

Giuseppe Ciardiello














venerdì 19 febbraio 2021

Far bene l’amore fa bene all’amore

 

A volte è utile tornare a riflettere su quei temi banali che vengono da parte.

Anche il tema dellamore, e ancora di più quello del sesso, sembrano rientrare in questa casistica.

 Chi non sa cosè lamore o il sesso e la sessualità?

Questi due temi comuni, e così comunemente trattati da apparire a volte appaiono banali, in realtà sono molto difficili da esaminare. Sono molto densi e di immane portata culturale tanto che in ogni epoca storica si è cercato di dargli una definizione,  una rappresentazione narrativa, e in ogni cultura si è cercato un inquadramento definitivo che ha sempre mancato il suo obiettivo. La religione, la filosofia, la sociologia, la psicologia, la storia e tutte le arti, hanno provato a delimitarli senza riuscire a definirne gli aspetti poliedrici e cangianti della loro natura. Dai graffiti paleolitici alle opere più belle e intense di ogni cultura portano le tracce della passione e dellamore con cui gli uomini hanno caretterizzato le continue relazioni.

Questo ardore universale prende spunto dai bisogni essenziali degli esseri umani in cui la passione delle grandi opere non è più invadente di quella del desiderio sessuale. E allora, come quello, anche questo desiderio andrebbe coltivato e curato.

 Ma, pur essendo consapevoli di questa verità, mentre per mangiare, bere e dormire ci si impegna per gran parte della propria esistenza, impiegando energia fisica e mentale per la costruzione di condizioni ottimali per soddisfare questi bisogni, l’esercizio della sessualità e il suo apprendimento la si lascia affidata al caso, all’intuito e alla sorte.

Per i figli si spera che tutto vada bene e che qualche amico, più furbetto, scaltro e già ometto (e chiaramente evitando di chiedersi come abbia fatto a diventare già ometto), più grande e pratico, si proponga di soddisfare la grande sete di sapere dei più giovani.

 Viene da chiedersi come sia possibile che un tema così delicato, lamore e la sessualità, venga costantemente trascurato e lasciato alla (in)discrezione educativa di incontri occasionali?

 Eppure fare all’amore è unattività essenziale per il riprodursi della vita. Tutti gli esseri si accoppiano e tutti, ognuno a modo loro, realizzano laccoppiamento che li condurrà alla riproduzione mettendo in atto un loro rito e realizzando una forma dinterazione.

Per luomo, anche quando il comportamento sessuale è finalizzato alla riproduzione, si avvale di modalità più complesse di un rituale istintivo e la spinta sessuale ha lunico scopo di realizzare il piacere orgasmico.

Il raggiungimento del piacere è distensivo, rinnova le energie, affranca dalla noia, gratifica e protegge dalle frustrazioni, normalizza il sonno, consente un riposo più profondo e influisce beneficamente su tutte le funzioni autonome dellorganismo, comprese quelle immunitarie (Favotto, 2020).

 Lesercizio della sessualità libera luomo dallidea di razza e diversità perché è un processo in cui ci si impegna tutti allo stesso modo ed è una funzione in cui, come ciottoli di fiume, si è uguali ma nel contempo diversi in unesperienza dove ognuno cerca, rinnova e conferma la propria identità.

È unesperienza di diversità e contemporanea similitudine a rendere visibili gli uni agli altri e, come le continue vicende di confronto, impegnano le singole identità in un processo di costante e reciproco riconoscimento.

 Godere del sesso e della sessualità obbliga ad essere presenti nel qui e ora dei rapporti e, sottraendoci al fascino della fantasia, ci pone al cospetto della realtà immanente fatta di odori, sapori, vibrazioni, colori, tensioni fisiche ed emotive. Forse è lunica esperienza che, disilludendo, può insegnare a godere del contatto con le persone reali distogliendo da quel virtuale verso cui sembra propendere sempre più la società moderna.

Possiamo notare che non è il suo esercizio a condurre alla perversione quanto piuttosto la sua mancanza a relegare nelle isole fantastiche le personalità meno integrate.

Un buon rapporto damore alimenta una sana fantasia.

Quando infatti accade che il rapporto si deteriora, la fantasia semplicemente tende ad esaurirsi e la relazione continua su un binario stanco. Lanormalità dei rapporti si realizza quando le fantasie non sincontrano e, invadendo completamente la realtà, eclissano la relazione e tutto lo spazio, affettivo ed emozionale, della coppia è invaso da interazioni opportunistiche dove ognuno approfitta dell'altro e lo utilizza come fosse un oggetto anziché una persona, come sé, fatto di carne ed ossa.

 Il sacrificio di una sana sessualità lascia insoddisfatti e destina i giovani alla tirannia dei falsi valori. Si resta legati al passato dorato dellinfanzia o ci si proietta in un futuro fantastico dove tutto è facile e la complessità lascia il posto alla faciloneria introducendo alla moda degli specchi. La mancanza del piacere spinge ad indossare occhiali colorati da gusti estranei che distraggono dai veri bisogni così che, confondendosi nella consuetudine del quotidiano, si perde il senso di sé e delle diverse dimensioni psicologiche personali.

Così si rischia di entrare in processi in cui si abdica a se stessi senza accorgersene. Semplicemente ci si dimentica di essere, di quale si sia e così, le stesse funzioni che ci determinano, smettono di svolgersi. Si diventa insensibili e inconsapevoli al fatto che, se manca il processo, lintera funzione viene meno e il sé, semplicemente non viene ad esistere.

È nella separazione del sesso dallamore che nasce Narciso. Si è narcisi quando tutto il relazionale passa per lestetica e il resto della sensorialità si ferma sulla soglia della percezione dellaltro senza desiderare mai di superare luscio. Si resta allora anonimi a sé stessi perché, al contrario, è nel processo di sentire laltro attraverso i propri sensi che si scopre se stessi. Sono infatti le sensazioni che consentono al Sé di rivelarsi e allIo di scoprirsi in processi con una doppia valenza: individuale e sociale. Sono queste le condizioni imprescindibili delle relazioni. Quelle in cui si ascoltano i suoni, si annusano gli odori, si gustano i sapori, si vivono gli affetti che solo in condizioni di contatto diretto possono essere riconosciuti nella loro realtà fisica e corporea.

 Nelle relazioni sessuali, più che in altre occasioni, i gesti si narrano e i modi diventano veicoli di ampio significato personale imponendosi nel sostegno e nella cura. Ci definiscono tutti nella condivisione, nello scambio, nella partecipazione alla ricerca di un accomodamento reciproco, nella spartizione dellappoggio, nel reclamo delle richieste, nel desiderio di affidarsi, nella condivisione dei propri giochi, nella donazione degli affetti, nel godere del tempo dellamore.

Nei giochi dellamore tutto è concesso ma solo a condizione che gli occhi incontrino una reale condivisione in cui ci si riconosce rispettosi di sé e dell’altro. Rispettosi di quei luoghi, dell’Io e del tu, dove origina la reciprocità e la comprensione, giocando danticipo, permette una chiara individuazione delle emozioni. Quei luoghi dove lIo-tu non rischia di scivolare nell’Io-esso e dove il desiderio delloggetto è ben distinto dal desiderio della persona. Luoghi in cui, mentre i giochi dell’amore celebrano la curiosità, si gode la condivisione del sentire insieme ... come la vita!

E come la vita autori recenti si sentono legittimati a stabile criteri damore!

 

 

Allora, che cos’è l’amore? Secondo Yalom:

 

       Voler bene ad un’altra persona significa relazionarsi in modo disinteressato, lasciare andare la coscienza è la consapevolezza... non si è alla ricerca di lode, adorazione, appagamento sessuale, potere, denaro. Ci si relaziona unicamente all’altra persona... e ci si deve relazionare con tutto il proprio essere.

       Voler bene a un’altra per
sona significa conoscere e sperimentare l’altro nel modo più completo possibile.

       Voler bene a un’altra persona significa preoccuparsi dell’essere e della crescita dell’altro.

       Voler bene è attivo. L’amore maturo significa amare, non essere amato. Uno dà a un altro, non si lascia prendere dall’altro.

       Voler bene è uno dei modi di essere nel mondo.

       Il voler bene maturo ha origine nella propria ricchezza, non nella propria povertà, ha origine dalla crescita, non dal bisogno. ... l’amore passato è quindi la fonte della forza: l’amore presente è il risultato della forza.

       Voler bene è reciproco.

       Il voler bene maturo non è senza ricompense. Si è modificati, arricchiti e appagati, la solitudine esistenziale è attenuata. Attraverso il voler bene si riceve affetto.

 

Questa catalogazione in corsivo è tratta dal testo di Irvin D. Yalom: ‘Psicoterapia esistenziale’, (pagg. 455/456), Neri Pozza ed., 2019 (traduzione italiana. L’originale è del 1980)

 

 Ma non è la prima volta e non sarà lultima.

Larroganza umana nei confronti della sessualità, che fidando dellignoranza può diventare violenza e manipolazione, non è recente ma ha una lunga tradizione testimoniata da molti tentativi. Il seguente è uno dei primi del movimento reichiano che ha sempre visto nellespressione della sessualità gioiosa e condivisa la massima espressione della libertà.

 

CHE COSA È IL CAOS SESSUALE

 

·         è il fare appello fra coniugi alla legge del « dovere coniugale »;

·         è il contrarre un legame sessuale a vita con un partner che non si è conosciuto sessualmente prima;

·         è andare a letto con una popolana perché « non serve ad altro» e al tempo stesso non chiedere una «cosa simile » ad una ragazza «per bene »;

·         è accettare una vita di sordida prostituzione o l'attesa, in astinenza, della « prima notte di matrimonio»;

·         è far coincidere la potenza virile con la deflorazione;

·         è a 14 anni accarezzare avidamente qualsiasi immagine di donna seminuda e poi, a 20, entrare in lizza come nazionalista per la «purezza e l'onore della donna»;

·         è rendere possibile l'esistenza di squilibrati e inculcare i loro fantasmi perversi nella mente di migliaia di giovani;

·         è punire i giovani per il delitto di essersi autosoddisfatti e far loro credere che con l'eiaculazione perdono il midollo spinale;

·         è tollerare l'industria pornografica;

·         è eccitare gli adolescenti con film erotici e trarne profitti, ma rifiutar loro l'amore naturale e la soddisfazione sessuale facendo appello per giunta alla cultura.

 

 

CHE COSA NON È CAOS SESSUALE

 

·         è desiderare per amore reciproco l'abbandono sessuale senza tener conto delle leggi stabilite e dei precetti morali e agire di conseguenza;

·         è liberare i bambini e gli adolescenti dai sensi di colpa sessuali e lasciarli vivere in conformità alle aspirazioni della loro età;

·         è non sposarsi o legarsi durevolmente senza aver prima conosciuto molto bene il partner sul piano sessuale e non mettere al mondo dei figli se non quando si desiderano e si possono allevare;

·         è non esigere da qualcuno l'amore o l'abbandono sessuale;

·         è non soffocare il partner con la gelosia;

·         è non aver rapporti con prostitute ma con amiche del proprio ambiente;

·         è non far l'amore sotto i portoni come gli adolescenti della nostra società, ma desiderare di farlo in camere pulite e senza essere disturbati;

·         è, infine, non mantenere in vita un matrimonio infelice e torturato da scrupoli morali.

 

Le chiacchiere culturali non cesseranno e il movimento rivoluzionario non vincerå se non si risolveranno questi problemi.

WILHELM REICH

 

(Da un manifesto della Sexpol, organizzazione tedesca di sessuopolitica rivoluzionaria del 1936, riapparso all'università di Nanterre durante il « maggio francese »)

 

Bibliografia

Favotto, F., Perché fare sesso aumenta le difese immunitarie, in Internet.

sabato 4 aprile 2020

Coronavirus e respiro: una prova di forza


 Pensieri in libertà nell'aria che si respira!


Benché in sé stessi dolorosi o piacevoli, i sintomi sono sempre un'autoterapia per il terrore e per l'estasi, sono dei modi per dosare l'intensità di ciò che le persone provano per gli altri o di ciò che vogliono da loro. 
(A.  Phillips, ‘Paure ed esperti’, Ponte alle Grazie, 2003, pag. 79)




Non ne siamo del tutto consapevoli o non vogliamo esserlo o non possiamo permetterci di esserlo, ma questo virus sta toccando la società che siamo nei suoi aspetti di carattere e si sa che colpire il carattere di chicchessia significa colpirlo nel respiro.

Gli eventi respiratori si compongono di movimenti muscolari e tendinei che coinvolgono tutto il corpo.

In un percorso di body-scan, in cui si presta attenzione al dettaglio di tutti i movimenti, ci si accorge che ogni atto respiratorio si compone di movimenti, grandi o piccoli che siano, che coinvolgono ogni parte dell’organismo.

Nel momento della inspirazione la testa tende a sollevarsi portando il mento in alto. Il collo si piega all'indietro mentre le spalle si sollevano delicatamente trascinando nel movimento lo sterno e quindi anche le costole si sollevano per mezzo dei muscoli intercostali in un movimento a fisarmonica.

I muscoli dorsali si tendono aprendo il petto e spostano ulteriormente indietro le spalle provocando un’accentuazione corrispondente della curva lordosica del bacino che bascula ancora più indietro di quanto sia solito, facendo più spazio ai visceri che si distendono in verticale,compressi come sono dai muscoli addominali.

Nel suo spostamento il bacino ruota anche leggermente e stira i muscoli e tendini delle cosce che stirano anche quelli delle gambe così che, come conseguenza dello sbilanciamento complessivo del corpo, l’appoggio dei piedi cerca un nuovo equilibrio.

Tutto questo movimento avviene in un piccolo volume di spazio e in maniera così fine e delicata che non ci si accorge di niente. E' questo che porta a dire che noi si è il respiro e che pertanto non lo si può avvertire perché questo movimento è consueto ed è talmente solito nella dinamica respiratoria che rappresenta la normale scansione polmonare. E quindi quel movimento appartiene alla vita, che ci abita e ci produce, che si realizza in piena autonomia malgrado noi e il fatto di accorgerci o meno della sua realizzazione.
In pratica noi siamo questo movimento.

Ma questo movimento non è il movimento originario degli organi che ci costituiscono, non ha la stessa fluidità e ampiezza del movimento primario.

Fin dal concepimento si producono modifiche strutturali, nell'organismo umano, che cercano coordinazioni e integrazioni per costruire relazioni idonee alla sopravvivenza. 
Ciò avviene a scapito dei ritmi originari.

Donna, Felicità, Sunrise, SilhouetteRitmi biologici e pulsativi, respiratori, cardiaci, escretori, di tutti i ritmi funzionali che cercano e trovano adattamento in nicchie relativamente strette costruite in risposta a stimoli ambientali (sociali).

La famiglia condiziona la vita dei figli educandoli attraverso la modulazione delle emozioni, a loro volta veicolate dal respiro.

Sì, perché ogni respiro ha la sua emozione allo stesso modo in cui ogni emozione ha i suoi respiri.
 Lowen afferma che la maggior parte delle persone respira in maniera superficiale e tende a trattenere il respiro ogni volta che si trova in situazioni di stress anche lieve. Ma a cosa è deovuto questo disturbo? Per Lowen la sua origine è da ricercare nelle emozioni represse nell’infanzia: i bambini trattengono il fiato per bloccare il pianto, restringono la gola per non urlare e contraggono il petto per trattenere la rabbia. Ognuna di queste forme di repressione porta a una riduzione del respiro. L’individuo deve limitare la respirazione per mantenere la repressione dei sentimenti e per non provare l’ansia che vi è associata. Già Reich aveva notato la relazione tra ansia e disturbi della relazione. La rspirazione superficiale, e più in generale le difese psichiche e somariche, hanno infatti la funzione di proteggere la persona adulta dall’ansia.’ (‘Il corpo non mentedi L. Marchino e M. Mizrahil, Frassinelli, 2004).
Ma si respira fin dal concepimento…

È vero che nel ventre materno è il cordone ombelicale a fornire l’apporto d’ossigeno, ma è anche vero che comunque sia i movimenti vegetativi dell’embrione, e poi del feto, comprendono anche quelli polmonari. Fin dalla loro formazione i polmoni si esercitano con l’uso del liquido amniotico e sono in sintonia con tutti i movimenti organismici, che sono organizzati in un ritmo univoco. Se questa armonia non fosse interrotta da eventuali dissonanze del ritmo materno, semplicemente il bambino non verrebbe ad esistere[i]

Quindi si viene ad esistere fin dal concepimento perché fin d’allora ci si incontra con un elemento estraneo, ritmicamente diverso dalla costituzione fisica di cui si è portatori.

Sarà il ritmo di cui si potrà diventare consapevoli. 
Dalla nascita sarà quello del respiro il ritmo più facilmente accessibile al controllo semivolontario, della consapevolezza. 
Sentire il cuore potrà far paura, ma sentire il respiro, ampio e libero, sarà la scoperta della caratterizzazione delle emozioni che, ad ogni modifica ritmica, se ne rivela una nuova costruendo diagrammi emozionali e arcobaleni di Dimensioni Psicologiche (il modo di agire delle persone agli eventi) che rappresentano il carattere delle persone.

Perché sì, i modi di respirare, adattati alle situazioni relazionali, tendono a diventare stabili e a replicarsi costituendo la base per il mantenimento di schemi comportamentali fissi, sicuri e garantiti così che possano formare le basi per un sentimento d’identità e di carattere.

In tal caso si è ‘quella’ persona; quella che si emoziona in quelle certe occasioni e che reagisce in tal modo a certe condizioni, parla in quel modo, con quel ritmo e con quel ritmo respira. 

Quella è anche la sua capacità energetica, la sua capacità di esistere:
Nella visione di Lowen, coerente con Reich, l’energia e la respirazione hanno questo rapporto: durante l’inspirazione ci carichiamo di energia … durante l’espirazione scarichiamo energia. Di conseguenza, il modo in cui una persona respira consente di fare delle ipotesi sul suo livello energetico: più la respirazione è profonda, più il <<fuoco>> del processo metabolico viene alimentato e dà vigore al corpo.’ (Id, pagg. 134/135)
Il covid 19 è un ‘carognavirus’ perché colpisce nella parte più vitale delle persone ma anche della società.

Intacca il carattere della società perché la colpisce nei suoi ritmi, nelle espressioni vitali delle sue attività, nei suoi strumenti di produzione energetica, nei suoi livelli e nelle sue attività ‘respiratorie’, nel suo carattere.

Allora bisogna anche cercare di trarre insegnamento da queste vicende e notare che è la nostra onnipotenza narcisistica ad essere stata colpita e che i livelli respiratori e ritmici che si erano raggiunti, prima che questo virus apparisse, erano deleteri per l’umanità stessa.

Il coronavirus ci ha obbligato a notare che non c’era più tempo per guardarsi negli occhi. Non si sapeva più respirare l’aria di un incontro reciproco. Si era dimenticato come arrivare a vedersi al di là dell’espressione del viso e non si sapeva già più concedersi il tempo per un racconto intimo. Un racconto che fosse l’invito per l’accesso ad una porta del cuore priva di chiavi e di password. Non c’era più lo spazio per generare quel ‘caos in sé per poter generare una stella danzante’ (Nietzsche), ma il caos era diventato solo capace di produrre paura, ansia, panico, follia nevrotica, smania da prestazione, voracità di produzione, gare di rendimento.
Da tutto quello che sta accadendo ci si può solo augurare che l’occasione offerta da questo virus sia colta per riappropriarci del reale respiro. Che si possa recuperare la capacità energetica originaria che, veicolata da un’aria maggiormente silenziosa e resa pura dall’abbandono delle auto e dallo spegnimento dei camini e ciminiere, ci insegni a non averne paura ma sentirne il benefico effetto. Di liberarci finalmente dal timore di non saper cosa fare della maggiore forza che si può avvertire nell’organismo quando si smette di fumare. Di smettere di sostenere e identificarci in una società narcisista che solo stando in apnea, e morendo di asfissia, riusce a realizzare il sogno del proprio paradiso virtuale.

Insomma se questo carognavirus veramente ci insegna qualcosa, allora dovremmo riuscire a cambiare il carattere della società che conta così da continuare a respirare anche quando tutto questo sarà finito.
 
Giuseppe Ciardiello

[i] Si può certamente presumere che, dal concepimento in poi, il corpo e la psiche si sviluppino insieme, fusi dapprima e, gradualmente, sempre più distinti l’uno dall’altra. Certamente, prima della nascita, si può dire della psiche (indipendentemente dal soma) che esiste un procedere personale, una continuità nello sperimentare. Questa continuità, che si può chiamare l’inizio del Sé, è periodicamente interrotta da fasi di reazione alle pressioni. Il Sé comincia a comprendere ricordi di fasi limitate in cui la reazione alla pressione disturba la continuità.’ … E’ più probabile che sia il ritardo della respirazione associato ad un atto di nascita troppo prolungato a costituire il fattore traumatico, piuttosto che l’inizio stesso della respirazione. La mia esperienza psicoanalitica m’induce a credere che non è necessariamente vero che in tutti i casi l’inizio della respirazione sia traumatico.’
(Donald W. Winnicott, ‘Trauma della nascita e angoscia’ in ‘Dalla pediatria alla Psicoanalisi’, Martinelli & C., 1975, pag. 231).


giovedì 26 marzo 2020

COVID19 Raccomandazioni psicologiche


COVID19. Raccomandazioni psicologiche per affrontare la pandemia

Il seguente elaborato è tratto dalle news che mi pervengono da Psyciencia.com e resoconta il lavoro che la facoltà di psicologia UBA di Buenos Aires ha fatto elaborando una guida di base per l’emergenza del coronavirus. È un breve vademecum per l’individuazione delle emozioni e dei comportamenti che possono emergere in questo frangente e formula alcuni consigli pratici su come proteggersi e come affrontare la situazione dal punto di vista psicologico.
In questo particolare momento mi sembra estremamente utile fornire uno strumento, facile da usare per tutti, che dia indicazioni pratiche e veloci su come comportarsi e come porsi rispetto a sé stessi e agli altri da un punto di vista psicologico.
Nel rendermi disponibile telefonicamente per coloro che desiderano condividere le loro difficoltà, sento giusto ospitare sul mio blog questo documento.
Si tenga presente che la traduzione non è letterale, né molto affidabile, perché mi ci sono dilettato personalmente con la poca conoscenza che mi ritrovo dello spagnolo. Ho cercato di attenermi ad una traduzione quasi letterale modificando il testo originale il meno possibile. Per i più esigenti la versione originale è disponibile in internet.

Giuseppe Ciardiello 3405638126
  
Sentimenti e pensieri associati al coronavirus

La nuova situazione di pandemia innesca stati notevolmente ansiosi.

L’elevato livello di incertezza che accompagna questa situazione, può provocare e poi alimentare uno stato di assorbimento ansioso che può costituire l’innesco per una nuova minaccia. La situazione determinatasi come conseguenza della pandemia è uno stressor ulteriore che può, a sua volta, incidere ulteriormente sulla qualità della vita.

Alcune emozioni che possono essere avvertite in questa situazione sono:

·       Paura: di perdere la salute per le possibili conseguenze della malattia, per la mancanza di risorse, per la mancanza di forniture di base.
La paura è un’emozione che può essere avvertita davanti ad una situazione percepita come nuova e minacciosa. Quando la si avverte è possibile che emergano pensieri come “può succedere a me” o “potrei contagiare la mia famiglia”. Analogamente possono apparire pensieri negativi associati alla propria morte o a quella di familiari, così come il timore di contagiare i propri cari e provocar loro un danno. Queste pensieri possono generare sentimenti funzionali quanto disfunzionali.
Tra le reazioni funzionali è possibile che appaiono condotte creative, attività formative e/o ricreative. Nel caso invece di reazioni disfunzionali – come quelle condotte che si possono aggregare per regolare le nostre emozioni negative - troviamo per esempio l’utilizzo compulsivo di notizie condivise.

·      Frustrazione: questo vissuto può comportare una sensazione di perdita della libertà, di difficoltà nel portare avanti progetti e attività personali.
Si possono presentare pensieri del tipo “non posso fare quello che ho sempre fatto”, “non posso finire il mio lavoro”, “desidero uscire ma non posso” accompagnati da forte rammarico.
Di fronte a questa situazione è necessario essere pazienti e persuadersi che bisogna imparare a generare nuove abitudini, magari speciali, rapportate alla specificità della situazione.

·         Rabbia: è un’emozione che di solito si prova quando si vive l’impressione che sta accadendo qualcosa di ingiusto.
Si possono avere pensieri del tipo: “non ho nessuna colpa per quanto sta accadendo. È il governo che avrebbe dovuto chiudere prima, doveva essere più veloce”, oppure “gli altri non rispettano la quarantena e ne approfittano”. Questo tipo di ideazione può produrre condotte irresponsabili come uscire di casa o litigare. Nei casi di reclamo legittimo è importante rivolgere le proprie osservazioni agli organi competenti utilizzando le vie ufficiali e non esporsi a situazioni anche solo potenzialmente violente.

·         Ambivalenza: è un’emozione che si può vivere come una sensazione di sollievo, per esempio nel restare in casa, contemporaneamente ad un’emozione di paura.
Ciò può suscitare pensieri come: “ora posso fare ciò che non ho mai fatto. Anche se mi farebbe piacere sapere quando finirà tutto questo”.

·         Disorganizzazione: il fatto di non poter continuare con la propria routine comporta una disorganizzazione nella nostra struttura (psichica e corporea: nota del traduttore) che porta alla perdita del senso di controllo.
Costruitasi negli anni, la nostra autonomia necessita di un’ulteriore riorganizzazione. Diventa importante tener presente e confidare nella nostra capacità di riorganizzare una nuova struttura.
·         Noia: l’isolamento, drastico e improvviso, comporta una riduzione significativa della possibilità di condividere il tempo con altri; ciò comporta un’analoga importante riduzione delle attività ricreative e di svago.
Possono apparire pensieri del tipo “ora che faccio?”,  quando potrò uscire per divertirmi?”. In tal caso resta importante l’utilizzo degli strumenti digitali a nostra portata per continuare a tenersi in contatto e scambiare informazioni sullo stato fisico ed emotivo che la nuova situazione comporta.
Si tenga presente che si tratta di una situazione transitoria e che il comportamento di rispetto delle indicazioni è di per sé un’azione molto preziosa per sé e per l’intera comunità
·         Tristezza: questo sentimento può prodursi come conseguenza della rottura della quotidianità e può anche aggravarsi con l’isolamento e il continuo contatto con notizie negative.
Possono presentarsi pensieri del tipo “non ho voglia di fare niente” e si può avvertire un senso di inutilità di ogni cosa.
Si tenga ancora conto del fatto che è una situazione transitoria e che lo sforzo soggettivo fatto per rispettare le regole imposte, permetterà che si concluda il prima possibile. Si cerchino occasioni per condividere questi sentimenti con le persone con cui si convive e con gli altri utilizzando strumenti virtuali.

·         Sentimento di solitudine: la mancanza di contatti sociali può produrre sensazioni di vuoto interiore e solitudine che è ulteriormente grave come sensazione per le persone che già vivono da sole.
Possono apparire pensieri del tipo “mi sento (sono) solo”, “che faccio se mi succede qualcosa?”, “non c’è nessuno che mi aiuta”.
È importante tenere conto del fatto che ci sono altre persone nella stessa situazione e che può essere possibile stabilire nuove forme di contatto e di legami. Forse è possibile anche nel nostro immediato circondario (vicini, commercianti della zona, fornitori, ecc.), con cui di solito non ci si relaziona, o anche con l’utilizzo degli strumenti virtuali che fin’ora non si è utilizzati.

·    Sensazione di chiusura: l’isolamento può generare un sentimento di chiusura e di appesantimento fisico e psichico.
Possono apparire pensieri del tipo “desidero uscire per strada e incontrarmi con qualcuno”. 
Si ricordi ancora la transitorietà di questa situazione e che la possibilità di realizzare altre attività domestiche, magari lasciate a lungo in sospeso, sono utili per utilizzare ricreativamente e produttivamente il tempo.

·              Ansietà: la situazione può provocare sensazioni sgradevoli dovute all’incertezza.
In questi casi possono fare la loro comparsa condotte e pensieri che fuggono la realtà presentando soluzioni di isolamento e di rinuncia. Possono apparire pensieri del tipo “mi metto (rifugio nel) a dormire finché dura tutto questo”.
In questi casi è importante alimentare un comportamento routinario stabilendo una serie di attività, separate tra loro, durante il giorno.

Queste emozioni, sentimenti, pensieri e sensazioni possono essere elaborate innanzi tutto identificandole, accettandole e modificando quelle condotte e comportamenti che interferiscono con il confronto con la situazione reale.
Identificarli significa osservarli e comprenderli in tutti i loro aspetti, positivi e negativi! 

 

  





Inoltre, ci si può accorgere di avere pensieri simili:

Coronavirus, Distanze, Distanza, Mani, Metro“Non succederà nulla; quello che sta accadendo non mi toccherà. È tutta un’esagerazione.

Questi pensieri, che possono essere utili per calmare una persona, possono però anche condurla ad assumere comportamenti rischiosi per sé e per gli altri.
Si tenga tra l’altro presente che la condotta serve anche a modulare le emozioni rappresentando una via di scarico a ciò che si prova.

“È un evento catastrofico, incontrollabile, siamo completamente impotenti.”

L’emozione nascosta in questo pensiero è la disperazione e la sua comparsa rende difficile che la nostra condotta si mantenga stabile poiché, se niente funziona, non ha senso fare qualcosa.
È importante identificare e condividere questa emozione perché la sua presenza rende difficile riorganizzarsi, inventare una nuova routine e rispettare le norme socialmente stabilite.

“Devo approfittare della situazione per fare tutto ciò che ho in sospeso, devo guadagnare tempo…”

L’emozione rappresenta l’ansia che si produce nell’avvertire un senso di perdita di qualcosa (tempo, occasioni, opportunità). È possibile che induca ad essere iperattivi come anche potrebbe nascondere sentimenti di sfinimento e fallimento.

Monitorare costantemente il numero delle persone infette e decedute rischia 
di alimentare un preconcetto negativo che tende ad aumentare il disagio rendendo 
più difficile regolarsi circa la propria salute. 
Accettare questa situazione per quella che è, implica anche guardare a questi fenomeni 
imponderabili come parte della natura ed essere più in contatto con l’attuale situazione 
senza costruire proiezioni fantastiche.



In questa situazione stabilire una meta è un’ottima strategia ma è anche importante che questa strategia conservi un contatto con la realtà; imporsi obiettivi molto impegnativi rischia di contribuire a generare la sensazione di non riuscire ad eseguire i compiti che ci si è prefissi.















Raccomandazioni e consigli per aiutarsi a controllare l’ansietà in relazione al coronavirus:
·        mantenere il proprio ritmo circadiano (ciclo sonno/veglia)
·        non sottoporsi ad eccessive notizie relative alla pandemia. Cercare di consultare solo fonti verificabili (organismi ufficiali, istituzioni di prestigio e fonti fidate) e solo in momenti stabiliti della giornata (per esempio in un’ora stabilita della giornata o della sera). Evitare di farlo  appena svegli o prima di andare a dormire.
·      anche se non si lascia la propria abitazione, la mattina togliersi il pigiama e l’abbigliamento notturno e indossare un abbigliamento diurno per sottolineare la discontinuità e organizzare i cicli della giornata.
·     proporsi di imparare qualcosa di nuovo utilizzando i tutorial o corsi online. Oggi ce ne sono molti, gratuiti e di qualità.
·   organizzarsi per fare una serie di esercizi fisici in casa periodicamente, sempre tenendo presente l’eccezionalità della situazione.
·        approfittare delle occasioni in cui ci si può esporre alla natura e alla luce solare ma sempre badando a che la cosa sia possibile senza trasgredire alle norme stabilite.
·     curare la salute alimentandosi bene e mantenendosi idratato (bere almeno due litri d’acqua al giorno).
·     mantenere le reti sociali curando in particolare la condivisione dei contenuti emozionali con familiari e amici utilizzando tutti i media a portata di mano.
·   limitarsi nel seguire gruppi di chat che diffondono notizie che, promuovendo pensieri negativi e catastrofici, mettono la nostra mente sotto sforzo. Tra l’altro si sa che molte di queste notizie sono false o erronee.
·   si sia premurosi con sé stessi e i propri stati emozionali. Si tenga presente che cambi di routine così bruschi, uniti all'incertezza e la minaccia di pandemia, influenzano il nostro stato emozionale indipendentemente da quanto si è sani. Ricordando che accade lo stesso agli altri, è necessario essere tolleranti con sé stessi quanto con gli altri.
·     le persone che siamo sono esseri abitudinari, sociali e che privilegiano la prevedibilità. Si tenga presente che la pandemia in poche settimane ha modificato tutto questo
·    questa modifica necessita dello sviluppo di un comportamento flessibile e capace di adattarsi velocemente a questa nuova situazione per poterla affrontare positivamente
·   fornirsi di una nuova abitudine è una sfida che richiede notevole flessibilità. Bisogna pertanto tenere in conto che un cambio di routine così brusco richiede un grande sforzo fisico e mentale.
·      Se si hanno figli è importante parlargli dell’evento incorso. Gli si spieghino le informazioni ufficiali di cui si è a conoscenza circa il coronavirus utilizzando un linguaggio adeguato e in maniera onesta. Si ricordi inoltre che tutti i nostri cari osservano e leggono i nostri comportamenti ed emozioni.
·        Un buon esempio di comunicazione circa l’importanza dell’igiene delle mani è disponibile al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=H6EMAreCOYE.
·    Sia i bambini sia gli adulti necessitano di conservare spazi di gioco e divertimento che promuovono emozioni positive individuali e di gruppo.
·      Specialmente se si vive in famiglia con spazi ristretti non si esageri con i compiti. Si tenga presente che già sottostare ad una quarantena è stressante e faticoso di per sé e come tale è già una prova preziosa di sostenibilità. Molto utile si rivela la condivisione delle impressioni e dei sentimenti, che possono accompagnare la condotta responsabile, e che tenga conto dello sforzo di ognuno.
·      Quando opportuno o necessario si approfitti di ulteriore aiuto. Se ci si sente molto nervoso, triste, ansioso o che la situazione che si sta sperimentando danneggia o penalizza qualche aspetto della propria vita, si cerchi un professionista della salute mentale con l’intento di escogitare modi costruttivi e congeniali di affrontare le avversità.  



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