L’orgone,
concepito da William Reich (1897 – 1957) come una forma di energia vitale vibrazionale, negli anni 30 ha attirato
l’attenzione soprattutto di psicoterapeuti e psicoanalisti che cercavano una
spiegazione di natura energetica per quei fenomeni emotivi e somatici.
Tuttavia
proprio oggi, che viviamo in un momento in cui la psicoterapia di tipo
vibrazionale sarebbe molto più accetta e comprensibile per l’ambito
psicoterapeutico e per la gente comune, la Conferenza Internazionale di Orgonomia che si terrà a Napoli il 30 e 31 maggio 2026, all’HotelRoyal Continental di via Partenope 38, in modo piuttosto anacronistico, per
gli interventi previsti nelle diverse sezioni, sembra privilegiare gli
interessi di un pubblico di biologi e psichiatri.
Queste
figure professionali, che hanno sicuramente
la formazione e gli strumenti per valutare le ipotesi moderne sui processi
vitali e sulle correlazioni mentre cervello, purtroppo però, a volte non
tengono nella dovuta considerazione le osservazioni e i costrutti soggettivi e
relazionali che emergono dalle osservazioni psicoterapeutiche.
Per i biologi l'interesse principale riguarda la possibilità che alcuni fenomeni descritti da Reich (modulazioni di carica, effetti su tessuti o su processi fisiologici) possano essere reinterpretati alla luce di concetti moderni come campi elettromagnetici biologici, bioelettricità cellulare e stati di metabolismo estremamente rallentato.
La letteratura su forme di «animazione sospesa» o di vita criptobiosica suggerisce, come osservato da Zucconi nella sua presentazione ad Orgonon nel 1982, analogie tra la criptobiosi (stati reversibili di arresto metabolico) e alcune descrizioni reichiane: per la verità non si tratta di un'equivalenza concettuale immediata, ma di uno spunto per indagare se esistano meccanismi misurabili che possano spiegare fenomeni clinici riferiti a «vitalità» ridotta o ricuperata.
Questo è solo un esempio per dire che oggi
più di ieri le ipotesi reichiane possono trovare una sede privilegiata di verifica in studi che mettono in relazione misure neurofisiologiche (EEG, imaging funzionale), parametri neuroendocrini ed esiti clinici in disturbi dove componente somatica e affettiva sono variamente intrecciate (ad es. disturbi somatoformi, stati depressivi con marcata manifestazione corporea e correlazioni relazionali).
Integrare l’osservazione clinica biologica
con il punto di vista psicoterapeutico, potrebbe quindi introdurre ad una maggiore
opportunità per escludere l’effetto placebo e poter confermare, o confutare, l’utilità
clinica di interventi che si ispirano al concetto di energia vitale.
L’intersezione tra studi e ricerche sulla
bioelettricità, indagini neuropsichiatriche ed esiti Vegetoterapeutici integrati
con le pratiche corporee di ultima generazione come l’EMDR, il massaggio di
riequilibrio vagale, le tecniche sensomotorie, ecc., potrebbero offrire una via
metodologica per affrontare le affermazioni reichiane con rigore scientifico: formulare
ipotesi misurabili, progettare esperimenti ripetibili e integrare i risultati multi
disciplinari.
L’ipotesi
esplicativa originaria di Reich per i fenomeni somato-psichici, l’Orgone, necessita di sostegno scientifico
che la confermi nella sua efficacia di realtà
vibrazionale. Questa può derivargli solo dagli sforzi congiunti di una biologia
sperimentale, di una psichiatria clinica e una psicoterapia che insieme s’impegnino
a passare dalla suggestione terapeutica a protocolli che possano confermare i
parametri reichiani con evidenza empirica.
A
riprova dell’operato (spiace dirlo, ma spesso inascoltato) degli psicoterapeuti
a sostegno delle idee reichiane, desidero riportare per intero l’intervento di Ezio
Zucconi Mazzini al Convegno Internazionale di Orgonon Rangeley, Maine nel
luglio del 1982 e che pochi conoscono!
Giuseppe Ciardiello
CORE
– INSTITUTE – ROMA – ITALY
Relazione
scientifica presentata dal dottor Ezio Zucconi Mazzini al convegno
internazionale che ha avuto luogo ad Orgonon, Rangeley, Maine, nel luglio 1982
TITOLO
Il
problema della CRIPTOBIOSI nella ricerca reichiana e negli esperimenti biolnici
di Reich: luci, ombre e prospettive.
Chi
si occupa della ricerca bionica secondo le prospettive di Reich, non può
ignorare il fenomeno della “criptobiosi” perché potrebbe erroneamente scambiare
per biogenesi un fenomeno di criptobiosi e viceversa.
Lo
stesso Reich, anche se non usa il termine di "criptobiosi", ammette la
possibilità che i bioni Potessero derivare da precedenti forme criptobiotiche.
Infatti a pagina 108 del suo libro ‘Esperimenti bionici’ Reich scrive: “Può
essere possibile che i bioni provengano non da sostanze senza vita non
organizzate e bollite insieme, ma da ‘spore’ che possono essere presenti in
sostanze quali il carbone e la gelatina e che possono resistere alla bollitura
a 100° C o a 120° C. In questo caso non avremo a che fare con l’organizzazione
di materiale senza vita in forme viventi, ma soltanto con lo sviluppo di spore
rimaste sconosciute”. Con queste parole Reich ipotizza la criptobiosi microbica.
“L’obiezione
che la bollitura liberasse spore presenti già prima in queste sostanze”, scrive
ancora Reich, “continuava a riproporsi non soltanto nel mio pensiero, ma anche
da parte dei batteriologi. Non dubitai neppure per un attimo del fatto che
esistono spore da cui possono svilupparsi esseri viventi”. Ed ancora a pagina
135 dello stesso libro, Reich scrive ulteriormente: “è molto probabile che
organismi unicellulari possano essiccare, tramutarsi in materia senza vita, e
che poi, ricombinati con acqua, possano ritrasformarsi in un colloide vivente,
funzionante, cioè possono riemergere dalla condizione germinale”.
Criptobiosi
è uno stato limbico, o vita nascosta, latente, uno stato tra la vita e la
morte, e dal punto di vista funzionale costituisce una fase di resistenza e di
sopravvivenza alle avverse condizioni ambientali. Mediante il fenomeno della
criptobiosi alcuni animali microscopici, monocellulari e pluricellulari,
riescono a sopravvivere anche per numerosi anni in uno stato che la biologia
tradizionale definisce addirittura di morte.
Durante
la criptobiosi tali animali non respirano né mangiano, sono immobili,
l’attività nervosa è completamente interrotta, i processi digestivi e tutti i
metabolismi sono bloccati, qualsiasi espressione di vita è assente. Ma basta
una goccia d’acqua perché creature apparentemente morte si risveglino dal
letargo, si rigonfino e riacquistino vita. Basta uno spruzzo d’acqua per fare
resuscitare mucchi di animaletti raggrinziti che sono rimasti come granellini
di sabbia chiusi in una provetta per decine di anni sullo scaffale di un laboratorio.
Appena bagnati cominciano a rigonfiarsi, cominciano ad espandersi e contrarsi
in una piastra di Petri, o strisciano fuori dal vetrino del microscopio in
cerca di cibo.
Cos’è
esattamente questo stato limbico, che non è morte ma neanche vita, da cui si
può resuscitare alla vita ma anche esitare in una morte definitiva?
Il
primo a dimostrare che la linea di separazione tra vita e morte è lungi
dall’essere ben definita fu il pioniere della microscopia Anthony Van Leeuwenhock.
Egli trovò che quando tutta l’acqua era evaporata, alcuni animaluncoli si
contraggono in una forma ovale. Per vedere se questo fenomeno di morte
apparente era reversibile, Leeuwenhoek reidratò diversi mucchi di animaluncoli
immergendoli in acqua in un recipiente di vetro. In breve tempo alcuni di essi
nuotavano nel recipiente.
Questa
capacità di sopravvivere in uno stato di vita sospesa, è un importante fenomeno
al limite della vita, che potrebbe darci preziose informazioni sui fenomeni
bionici all’origine della vita. Infatti questa apparente risurrezione veniva
citata anche nel 19° secolo come prova in favore della teoria della generazione
spontanea. L’uomo è stato sempre angosciato di fronte alla morte dal momento in
cui ha avuto cognizione della sua mortalità. La prospettiva che qualche
organismo poteva ritornare in vita dopo la morte assunse così un’immensa
attrattiva.
Molti
testi di biologia sostengono che la vita non può esistere senza acqua perché i
processi vitali sono caratterizzati da un’enorme numero di reazioni chimiche
che costituiscono il metabolismo. Cessando il metabolismo, per mancanza di
acqua, sopraggiunge la morte.
Queste
affermazioni categoriche della biologia contengono in sé una parte di verità e
una parte di errore. La parte di errore è rivelata proprio dal fenomeno della
criptobiosi che è una vera e propria sospensione dei processi vitali, compreso
il metabolismo.
Criptobiosi
etimologicamente significa vita nascosta, ed è un fenomeno che mette in crisi
la definizione convenzionale di vita In base alla quale quando cessano i segni
di metabolismo anche la vita è cessata. Il concetto tradizionale che la vita
fosse basata sul metabolismo è talmente dominante che fino ad epoca recente la
maggior parte dei biologi ebbe il sospetto che negli animali criptobiotici essiccati
vi fosse un po’ d’acqua residua da assicurare un metabolismo ad un livello così
basso da non essere rilevato dall’esterno. In altre parole, per la biologia la
cessazione completa del metabolismo è un evento che esclude la sopravvivenza, per
cui nella criptobiosi viene ipotizzata una riduzione del metabolismo più spinta
che negli animali in letargo, ad un livello cioè al di sotto dei limiti
dell’analisi. Per questo motivo sono in voti a ritenere che gli animali criptobiotici
rappresentano semplicemente un grado spinto di letargo, anche se la maggior
parte degli studiosi è d’accordo nel ritenere che durante la criptobiosi ogni
forma di metabolismo è completamente interrotta. Pertanto si tratterebbe di una
interruzione della vita e non di vita nascosta, proprio come un interruttore è
in grado di interrompere la corrente elettrica in un circuito, conservando però
la possibilità di riaccenderla al momento opportuno.
Del
resto Reich ci ha insegnato con l’esperimento XX che l’energia orgonica può
immobilizzarsi al centro della provetta, quando l’acqua bionica viene
congelata; in queste condizioni si potrebbe parlare di stato criptobiotico
dell’energia orgonica. Cioè l’energia orgonica congelata non è energia morta,
ma criptobiotica, in grado di rivitalizzarsi con lo scongelamento. Del resto
anche gli animaletti di Leeuwenhock pur sembrando morti all’osservazione
microscopica, una volta in presenza di umidità riprendevano a vivere, perché la
loro energia orgonica, nonostante il silenzio della notte criptobiotica, aveva
conservato la capacità pulsante della vita.
Questa
sorprendente capacità criptobiotica è insita nella natura di un gran numero di
specie viventi. Per citare solo alcuni esempi più noti, le uova essiccate di
Artemia possono sopravvivere molti anni, e quando vengono immerse in acqua, il
loro metabolismo si attiva in tre ore, e dopo 9 ore i gamberetti cominciano ad
uscire dal guscio.
Anche
i semi dei fiori e di piante si conservano allo stato secco in criptobiosi, e
germinano a contatto con l’acqua. Così il lievito di birra del fornaio, che è
formato da singole cellule di lievito; ma anche altri esseri viventi possono
assumere lo stato criptobiotico, come le spore di batteri e funghi, i semi
delle piante più strutturate, le larve di certi insetti e le uova di alcuni
crostacei, ecc.
Sebbene
il fenomeno della criptobiosi sia più esteso in natura di quanto non si creda,
esso è stato studiato meglio in piccoli animali pluricellulari, per lo più
lunghi meno di 1 mm, come i tardigradi, i vermi nematodi, i rotiferi, i
gamberetti di Artemia ecc.
Questi
animali vivono in ambienti molto ostili, come la tundra artica dove restano
congelati per mesi, come il deserto dove hanno acqua solo per qualche giorno
all’anno durante le piogge occasionali. In queste impossibili condizioni
ambientali l’animale entra in uno stato di vita quiescente in attesa che le
condizioni ambientali migliorino. In natura pochi animali criptobiotici devono
resistere tanto tempo al secco. Di solito la siccità dura ogni anno solo
settimane o mesi, nei periodi in cui non piove. Un tardigrado che non entrasse
mai in criptobiosi vivrebbe meno di un anno, morendo alla prima siccità, mentre
con l’alternarsi di periodi secchi ed umidi può estendere il suo arco vitale a
sessant’anni. Gli animali in stato criptobiotico mostrano fenomeni di
resistenza alle condizioni ambientali più avverse, che sarebbero rapidamente
mortali se l’animale rimanesse nelle condizioni di vita normali.
Dopo
le prime rudimentali osservazioni di Leeuwenhock, la criptobiosi fu riscoperta
nel 1843 da John Needham, e ciò accese un ampio dibattito per stabilire se la
resurrezione, come spesso veniva chiamata la criptobiosi, fosse un evento unico
al mondo, come sosteneva il cristianesimo, ed era capitato a Gesù Cristo nel
giorno di Pasqua, oppure fosse un fenomeno naturale piuttosto diffuso.
L’eco
di questo dibattito giunse anche in Italia ed attirò l’attenzione di uno
scienziato Lazzaro Spallanzani, docente all’Università di Pavia. Spallanzani
lasciò fuori dal suo interesse i contenuti teologici e filosofici, ed ampliò la
scoperta di Needham trovando che i nematodi essiccati erano in grado di
resistere a temperature estremamente elevate. Egli scoprì inoltre che i
nematodi potevano ritornare in vita dopo essere stati a lungo sottovuoto, e
sopravvivevano anche a shock elettrici e ad altri trattamenti sicuramente
letali su nematodi di controllo non essiccati .
Il
dibattito tra coloro che erano pro e coloro che erano contro la resurrezione
come fenomeno generale in natura continuò fino alla metà del XIX secolo. In
Francia, il far rivivere al microscopio nematodi essiccati divenne uno svago
comune nei salotti alla moda. La controversia giunse ad un punto critico
intorno al 1860 per cui la Società di Biologia Francese pensò bene di affidare
ai più grandi ricercatori dell’epoca il compito scientifico di accertare se il
metabolismo, e quindi la vita, si interrompeva completamente o no, durante la
criptobiosi.
Questi
illustri scienziati fecero essiccare rotiferi sottovuoto per 82 giorni, poi li scaldarono
fino a 100° C per mezz’ora, poi li fecero tornare perfettamente in vita con una
sola goccia d’acqua. Tuttavia non si sentirono in grado di dimostrare che tutti
i processi vitali erano stati completamente bloccati e se la cavarono così
senza confermare o smentire nessuna delle due teorie.
Da
allora le ricerche sulla criptobiosi si sono susseguite ad intervalli. Rotiferi
ed altri animali sono stati riscaldati a 150° C per alcuni minuti e poi
congelati quasi allo zero assoluto; in entrambi i casi essi sono stati in grado
di resuscitare. Gli organismi criptobiotici mostrano una grande resistenza alle
radiazioni ionizzanti, ma anche al vuoto spinto.
Il
resuscitare di organismi essiccati è un fenomeno di importanza tale da
obbligarci a correggere il nostro modo tradizionale di intendere la vita. Si
può considerare la vita come un processo discontinuo che può iniziare e
terminare ripetute volte. E per fare un parallelo Con i risultati
dell’esperimento XX di Reich l’energia orgonica può perdere e riacquistare la
capacità pulsante ripetute volte
Io
da anni utilizzo nella ricerca e nella lettura della natura la grammatica e la
sintassi del funzionalismo orgonomico. Pertanto ho potuto cogliere nella
criptobiosi il superamento dell’antitesi vita-morte, configurandosi uno stato
limbico in cui i due aspetti antitetici coesistono. Ancora una volta il
funzionalismo orgonomico di Reich trova conferma in un fenomeno naturale di
vasta portata, da meritarsi Il valore di legge universale.
È
possibile così ipotizzare che la teoria del germe abbia ancora una sua validità
se analizzata sotto la prospettiva criptobiotica. Il germe, da cui deriverebbe
il microbo, sarebbe una forma di resistenza inanimata, cioè criptobiotica. Ciò
non toglie nulla alla genesi bionica di Reich, cioè alla formazione di bioni da
materia inanimata.
I
bioni sarebbero forme primitive ed incomplete di vita, con metabolismo e con
funzioni vitali così grezze e grossolane che li differenziano dagli animali
criptobiotici.
E
con la genesi bionica si riapre tutto il discorso sulla generazione spontanea
che è stata definitivamente messa a tacere con il celebre esperimento di
Pasteur. Ma alla luce delle nuove frontiere aperte da Reich, sarebbe opportuno
ripetere gli esperimenti di Pasteur con altri germi ed altre tecniche, perché
secondo me l’errore di Pasteur è stato quello di generalizzare a tutte le forme
viventi i risultati di un esperimento che erano veri solo per i lieviti che
egli aveva usati nell’esperimento stesso.
Non
possiamo ignorare che l’esperimento di Pasteur ha fermato la ricerca e le
acquisizioni in tema di generazione spontanea, dando al mondo scientifico una
risposta definitiva ed incontestabile sul problema della generazione spontanea.
Reich
a pagina 151 di “Esperimenti bionici” scrisse che l’esperimento di Pasteur “non prova ancora niente di definitivo,
perché un’aria per così dire priva di germi non contiene appunto quelle
particelle finissime di polvere che nel processo di gonfiamento producono
organismi viventi. Pasteur raccolse la polvere dell’aria e scoprì che esiste
una quantità di germi, i quali in condizioni favorevoli, cioè in ambiente umido
, sono capaci di ricreare piccoli organismi. Questa affermazione è già
compromessa”, scrive ancora Reich, “perché
la natura e l’origine di questi germi restano ancora ignote. I germi sono
organismi che, per così dire, dormono e si sviluppano in un’altra forma di
vita, cioè come batteri o protozoi (così Reich ipotizza la criptobiosi
batterica); oppure sono sostanze
piccolissime e prive di vita che si trasformano in organismi viventi per
effetto del gonfiamento prodotto dall’umidità (generazione spontanea di
bioni)”.
Così
Reich continua la sua critica a Pasteur: “Il
fatto che si sviluppino organismi dall’aria carica di polvere mentre da quella
priva di polvere non si sviluppano, non dimostra affatto che dalla materia
senza vita non posso formarsi la vita. In effetti proprio le piccole particelle
di polvere potrebbero essere i germi senza vita da cui si sviluppano organismi
viventi: dipende dalla definizione del termine ‘germe’. Allo stato secco la
polvere potrebbe ancora contenere germi, che messi a contatto con l’umidità
tornerebbero ad essere vitali. Questi germi essiccati sono ancora organismi
viventi o soltanto particelle di polvere?” (Esperimenti bionici, pagina 152).
La
risposta a questa domanda di Reich è: criptobiosi. Questa risposta è implicita
nella seguente considerazione di Reich (pagina 152 di Esperimenti Bionici): “La teoria del germe dunque non è
necessariamente in contrasto con la teoria della generazione spontanea, se solo
si ammette l’idea che la materia senza vita possa trasformarsi in materia
vitale e viceversa. I seguaci della teoria del germe, come è stata definita
fino ad oggi, devono ancora rispondere a queste domanda: che cosa caratterizza
i germi come organismi latenti? Che cosa distingue i germi dal pulviscolo
atmosferico non vivente? Come avviene il loro sviluppo in forma di vita con
movimento?”
È
veramente sorprendente come Reich con queste domande mostri di aver intuito il
problema della criptobiosi.
Così
Reich conclude: “L’esperimento di Pasteur
non contraddice quindi la teoria della generazione spontanea, ma si limita a
rivelare l’effetto delle particelle di polvere nell’aria”.
A
questo punto risulta chiaro a tutti che Pasteur ha commesso l’errore di
utilizzare un fenomeno di criptobiosi per dimostrare l’inesistenza della
generazione spontanea.
Non
è infrequente che grandi uomini abbiano fatto grandi errori, e l’errore di
Pasteur è stato un grande errore nella misura in cui ha fermato la ricerca sul
problema della generazione spontanea con la sua autorità scientifica. Ma oggi
noi abbiamo gli strumenti tecnici per poter rivedere queste sue affrettate
conclusioni che purtroppo hanno bloccato la ricerca in tema di generazione
spontanea costituendo anche una minaccia nei confronti degli esperimenti
bionici.
Pasteur
ha dimostrato soltanto che le particelle di polvere dell’aria potevano generare
microbi; ma egli non è mai stato in grado di precisare se queste particelle
erano germi criptobiotici o vere particelle senza vita
Nessuno
prima di Reich è stato in grado di dimostrare che la materia inanimata può
generare materia vivente e viceversa.
Trasferendo
le due opposte teorie che sono state in antitesi per diversi secoli, sul
diagramma del funzionalismo orgonomico classico, noi possiamo meglio
comprendere il significato che Reich dava al termine ‘germe’. Da questo risulta
evidente che Reich dava al termine germe un significato più flessibile;
infatti, nel senso del flessibile di Reich, germe è una particella generatrice
di vita che può essere sia inanimata che vivente.
A
sostegno del significato dato da Reich al termine ‘germe’ sul New World
Dictionary americano si trova la seguente definizione: “germe è la forma rudimentale da cui si sviluppa o genera un nuovo
organismo”.
La
Microbiologia usa il termine germe in modo rigido, come una forma di resistenza
da cui si sviluppano microbi. Al contrario Reich usa il termine germe in un
senso più flessibile, nel senso cioè che germe può essere allo stesso tempo una
forma di resistenza da cui si sviluppano germi ed una particella inanimata da
cui si originano i bioni.
Questo
è il problema centrale della ricerca bionica: dovunque si trovano germi, nel
senso di Reich.
Possiamo
trovare germi nell’aria (pulviscolo atmosferico), nei terreni di cultura (auto
inoculazioni), nella materia inanimata, nel sangue durante i processi
degenerativi, e in tutti i processi di trasformazione energetica. I processi di
gonfiamento e di idratazione poi attivano la pulsazione ed il ritmo della vita.
Ancora
una volta la scienza meccanicistica distorce la comprensione dei processi
naturali.
Ezio Zucconi Mazzini M. D.