Il sogno, che è sempre stato guardato come frutto di un'attività cerebrale diversa dalla veglia se non addirittura alternativa, mentre in realtà le è contigua. Il sogno tratta lo stesso materiale di contenuto della veglia (affetti, emozioni, sensazioni, pensieri) con gli stessi organi che lo producono, attivi però nel corso del sonno. Il cervello quindi è sempre lo stesso; quello che cambia è la modalità di funzionamento degli organi che che lo compongono che passano da una modalità etero diretta (diretta fuori di sé) di confronto con la realtà (per la probabile costruzione di mappe, a detta di Damasio ( 'Il sé viene alla mente', Antonio Damasio, Adelphi, 2012), ad un modo di funzionare, autoriferito, in cui i materiali interni, originari o derivati dalle esperienze della veglia, sono processati in modo diverso da quello usato nello stato di veglia.
Lo stato di sogno è allora come una fotocopia di quello della veglia perché rappresenta gli stessi contenuti; solo, in modalità alternativa: persiste una coscienza, si riproducono gli stessi contenuti, persiste un 'io' a cui gli eventi si riferiscono e a cui appartengono. Si può allora affermare che il gioco onirico è il frutto di una modalità di funzionamento cerebrale in continuità con quello della veglia; una continuità che genera anche momenti ibridi in cui si può essere coscienti in tanti modi e, in tanti altrettanti modi, si può elaborare il materiale della veglia.
lungo questa scala si collocano anche tanti momenti relazionali come per esempio quelli delle confidenze, del romanticismo, intimismo e tanti altri in cui sono processati gli aspetti sensoriali ed emotivi di un io (della veglia) che, apparentemente diverso perché fiducioso, innamorato, sedotto ecc., in realtà sta agendo un altro aspetto della propria profonda realtà il cui esame processuale si colloca lungo l'intervallo che va dalla veglia al sogno (stato sognante, innamorato, ecc.).
Gli stati intermedi tra la veglia e il sonno sono anche quelli attivati nelle relazioni di aiuto. In particolare, nelle relazioni psicoterapeutiche, molti momenti (interattivi) sono caratterizzati da stati pseudo sognanti in cui si contattano fantasie e/o si realizzano procedure di pensiero alternative. Da tanti voli pindarici co-costruiti, possono emergere soluzioni, geniali ed esplicative, per le complesse serie di eventi per i quali non sembrava esserci soluzione.
In Vegetoterapia e in Bioenergetica si fa uso di acting (piccoli esercizi fisici) che inducono stati mentali alternativi alla veglia (intermedi tra veglia e sonno) e sono capaci, proprio per questo, di produrre insight. Oltre che per produrre eventi occasionali, interpretativi o interpretabili, un acting può essere gestito mirando esplicitamente ad una elaborazione personale e soggettiva della propria produzione onirica o narrativa. Racconto di questa possibilità in un recente articolo: 'Verso una autointerpretazione dei sogni' apparso sulla rivista SIAR. Usando a pretesto il presente lavoro, aggiungo due appendici che in origine seguivano l'originale ma lo rendevano troppo lungo. Credo possano rendere più chiari alcuni aspetti del funzionamento interpretativo.
Appendice 1
Queste due appendici consistono in due brevi paragrafi (integrali) circa le onde Theta e il sogno. Tratti dal libro di Margnelli, descrivono in maniera semplice e suggestiva le caratteristiche delle onde Theta e il probabile senso (biopsicologico) del sognare.
Il libro è di Emidio Alessandrini che inventa un’intervista con Margnelli al quale immagina di porre specifiche domande. Una di queste riguarda le onde Theta:
Ci sono novità in quest'ambito?
Andare in theta è facilissimo: basta cercare di addormentarsi. Ma siccome, come si è detto, lo stato pedagogico dura pochissimo, la prima necessità metodologica per poterlo studiare è quella di prolungarne la durata. Inoltre, se si vogliono studiare le sue caratteristiche psico mentali, occorre far parlare i soggetti in continuazione, in modo da cogliere i processi mentali durante il loro stesso svolgersi. Ambedue queste necessità metodologiche sono anche due grosse limitazioni: facendo parlare i soggetti li si costringe fatalmente ad aumentare il loro stato di vigilanza e, ciò avvenuto, è difficile dire quanto rimanga dello stato ipnagogico stesso. ...
Può darci qualche dettaglio tecnico comprensibile circa le onde theta ?
Certamente. Come ho detto prima, da un punto di vista neurofisiologico lo stato ipnagogico è caratterizzato da una forte densità di onde theta nell'EEG. Le onde theta <<rappresentano>> un ritmo sincronizzato, di frequenza compresa tra i 4 e i 7 cicli/secondo. In stato ipnagogico, tali onde si presentano in treni di pochi secondi di durata, ma di notevole ampiezza, tra i 350 e i 400 microvolt. I maestri yoga e zen sono capaci di produrre ritmo theta ininterrottamente per minuti e ciò, come ormai è abbondantemente noto, significa che è possibile (per chiunque) imparare a controllare volontariamente il ritmo theta. Ovvero, a prolungare volontariamente lo stato ipnagogico (per tale ragione si parla di stato theta). Sempre da un punto di vista neurofisiologico, lo stato ipnagogico è pure caratterizzato da uno stato di profondo rilassamento muscolare e dalla riduzione drastica degli input visivo e uditivo. Ciò si traduce, a sua volta, in una diminuzione globale delle funzioni simpatiche. Queste modificazioni delle attività fisiologiche hanno come correlato mentale la perdita dei confini del corpo ed è comunissimo ritrovare nei verbali di seduta un senso di galleggiamento, di levitazione e di leggerezza.
Ancora, dal punto di vista mentale, lo stato theta è caratterizzato dalla cessazione della logica sequenziale, detta anche cartesiana (che è tipica dello stato di veglia) e dalla comparsa della logica associativa (detta anche euclidea, che è anche caratteristica in parte, dei processi mentali del sogno).
In base a tale meccanismo, un'immagine porta all'associazione con idee che sono apparentemente molto distanti dal suo significato immediato: si dice anche che ciò segna la cessazione della traduzione del pensiero in codice verbale e l'inizio della sua traduzione in codice visivo/immaginativo. Per la psicoanalisi, questo tipo di pensiero è molto vicino al pensiero primario, quello dell'inconscio. Altra caratteristica mentale dello stato theta sono le allucinazioni ipnagogiche e, cioè, immagini-flash rapidissime, vivamente colorate, che rendono l'esperienza curiosa e interessante a chi la vive, importante scientificamente perché la studia.
Dal punto di vista psichico, lo stato theta, infine, è caratterizzato dall'attivazione delle dinamiche emotive (non costante), da un abbassamento delle difese dell'Ego e dall'emersione in coscienza di precisi contenuti simbolici e di memorie remote. (Alessandrini, 2006, p. 165/166)
Appendice 2
Il nodo apparentemente insuperabile è il <<contenuto>> della coscienza onirica: se è vero che quella della veglia si forma attraverso il contatto dei sensi con la realtà materiale, quali sensazioni potranno mai costruire la coscienza del sogno?
È una domanda a cui non sappiamo ancora dare una risposta e che equivale a chiedersi, come facciamo da secoli, quale sia la funzione del sogno. L'idea che i sogni servano ad appagare desideri inaccettabili dalla coscienza della veglia sta tramontando e si è tentato di sostituirla con una funzione più aderente alla realtà neurobiologica e psicologica che gli studi sul sonno e sui sogni, durati per tutto un secolo, hanno rivelato. Alcuni dicono che i sogni servono a riordinare la memoria, altri ad adattare l'esperienza biografica del sognatore al modello di realtà della coscienza diurna, altri a verificare se le strategie comportamentali che il sognatore mette in atto nella vita fisica sono adeguate a soddisfare i suoi bisogni primordiali e, cioè, istintuali; altri ancora hanno sostenuto che lo stesso sognare è un istinto, nel senso che il sonno senza sogni sarebbe la <<fase appetitiva>> e il sogno la <<fase consumatoria>> e, cioè, che il sonno e il sogno sarebbero assimilabili, per esempio, all'istinto della caccia (vedere la preda è la fase appetitiva, catturarla e mangiarla la fase consumatoria) o a quello della riproduzione. Sono tutte idee che girano attorno al problema del contenuto della coscienza onirica, ovvero a quale possa essere il suo <<programma operativo>>, conoscendo il quale si capirebbe a cosa serve sognare
Io mi sono
convinto che il programma operativo della coscienza onirica sia stato formato
proprio dall'esperienza della vita fetale: uno stato di completo benessere e di
godimento nirvanico, quale quello che può nascere dal galleggiare in un liquido
caldo, senza peso e senza pensieri, ma percependo, con grande intensità, il
formarsi del corpo e il fluire della vita dentro di esso, senza dovere far
nulla per nutrirsi e ricevendo forse, di tanto in tanto, messaggi d'amore da
parte della madre. È il puro godimento di <<essere>> o di
<<vivere>>. Questa esperienza, registrata nel disco del computer in
modo <<gestaltico>> ovvero <<olistico>> e, cioè, come
un'esperienza <<globale>> senza specificazione di dettaglio che il
cervello immaturo non potrebbe analizzare (anche perché non ha ancora costruito
la coscienza <<sensoriale>>), costituisce una condizione di
riferimento indelebile ed estremamente potente. Tutto ciò che la perturba o la
interrompe va eliminato. Quando se ne viene allontanati, se ne ha una profonda
nostalgia, come per un paradiso perduto. La nascita e il contatto con il mondo
materiale sono come una perdita, la cui gravità viene compresa sempre più a
fondo mano a mano che si diventa adulti. Se ciò corrisponde a verità, la
funzione del sogno sarebbe quella di risolvere i problemi che impediscono di
godere di questo benessere anche nel mondo fisico. I sogni sono costruiti con
materiali (preoccupazioni, ricordi e, anche, desideri molto banali), che
vengono dalla coscienza della veglia e le trame oniriche si presentano spesso
come situazioni problematiche che non si riesce a superare. La coscienza
onirica cercherebbe di risolverle suggerendo strategie e azioni cui la
coscienza della veglia non ha pensato. Tra questi suggerirebbe anche
l'abbandono del mondo dei sensi dal quale continuano a giungergli
perturbazioni, problemi, angosce e sofferenze che , nella sua logica
primordiale, cesserebbero eliminando tout court il mondo fisico. Quando
tale messaggio è sufficientemente potente, se ne può essere influenzati fino ad
adottare stili di vita basati sulla rinuncia a piaceri effimeri, sulla
mortificazione dei desideri materiali e sulla ricerca della via che permetta di
ritornare al benessere nirvanico. (Alessandrini, 2006, p. 141/142)
Alessandrini, E., (a cura) “Dialogo improbabile con Marco Margnelli: Gli stati modificati della coscienza. Neurofisiologia dell’”insolito””, Di Renzo ed., 2006.
Giuseppe Ciardiello